Rene: il caffè ha un ruolo protettivo

A dirlo l’Istituto per
l’Informazione Scientifica sul Caffè (ISIC), un’organizzazione internazionale
senza scopo di lucro dedicata allo studio, raccolta e divulgazione di studi e
ricerche scientifiche in tema di “caffè e salute, che ha diffuso i
risultati di un’ampia revisione di pubblicazioni scientifiche su “Dieta e
Funzione renale” (“Diet and Kidney Function: a literature review) fornendo nuove
evidenze sul consumo di caffè in relazione alla malattia renale cronica.

Sono stati presentati oggi i dati che confermano il ruolo positivo del caffè sulla funzione renale. I risultati
derivano da un’analisi di tre studi che ne hanno esaminato il consumo in relazione alla malattia renale
cronica.
Gli studi fanno parte dell’ampia review “Diet and Kidney Function: a
literature review
”[1],
di recente pubblicata sulla rivista Current
Hypertension Report,
che ha messo in evidenza il ruolo delle principali
categorie alimentari in relazione alla patologia.

In particolare, per quanto riguarda il ruolo
del caffè
, sono stati analizzati il Tehran
Lipid and Glucose Study
,studio
iraniano di 1780 persone, seguite per 6 anni, lo studio statunitense ARIC e lo studio
coreano sul genoma e l’epidemiologia in Corea del Sud.
Nel primosono stati confrontati i bevitori
moderati di caffè con i non bevitori; negli altri due la comparazione è avvenuta
tra coloro che bevevano almeno 3 o 2 tazze con i non bevitori. Nello studio
iraniano è stata riscontrata un’associazione non significativa tra caffè e
malattia renale cronica, mentre negli studi statunitensi e coreani sono state
osservate associazioni inverse
significative nei gruppi con una maggiore assunzione di caffè
.

I risultati, pertanto, indicano un effetto potenzialmente protettivo della
bevanda, in linea con studi precedenti sulla funzionalità renale.

La Diet and Kidney Function ha incluso 21 articoli di studi di
coorte con follow-up dai 3 ai 24 anni. Le categorie alimentari su cui si sono
concentrati erano carne, pesce, latticini, verdure, frutta, caffè, tè, bevande
analcoliche, oltre che modelli alimentari. Le evidenze hanno mostrato che uno
stile alimentare sano può ridurre il rischio di malattie renali croniche.

La malattia renale cronica rappresenta
un onere sanitario in aumento in tutto il mondo, con una prevalenza globale di
circa 11% nella popolazione adulta generale. Se non trattata, progredisce
lentamente fino allo stadio terminale, che richiede la dialisi o il trapianto
di rene. Fattori come lo stile di vita, il fumo, l’uso di alcol e l’inattività
fisica, possono peggiorare la patologia. Oltre a tutto ciò, esiste un crescente
interesse scientifico per il ruolo potenziale della dieta.

Bibliografia

Gaeini Z, Bahadoran Z, Mirmiran P, Azizi F. Tea, coffee, caffeine intake and the risk of cardio-metabolic outcomes: findings from a population with low coffee and high tea consumption. Nutr Metab.2019;16:1–10

Hu EA, Selvin E, Grams ME, Steffen LM, Coresh J, Rebholz CM. Coffee consumption and incident kidney disease: results from the Atherosclerosis Risk in Communities (ARIC) study. Am J Kidney Dis. 2018;72:214–22.

Jhee JH, Nam KH, An SY, et al. Effects of coffee intake on incident chronic kidney disease: a community-based prospective cohort study. Am J Med. 2018;131:1482–1490.e3

Jhee JH, Nam KH, An SY, et al. Effects of coffee intake on incident chronic kidney disease: a community-based prospective cohort study. Am J Med. 2018;131:1482–1490.e3

Photo credit: acekreations


[1] https://www.coffeeandhealth.org/2020/02/a-c-van-westing-et-al-2020-diet-and-kidney-function-a-literature-review-current-hypertension-reports-volume-22/

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Mangiare sano per rafforzare il sistema immunitario

Come ottimizzare e implementare la capacità difensiva dell’organismo

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In questa fase storica dell’Italia, l’incertezza e l’insicurezza stanno invadendo lo stile di vita di milioni di persone. Le preoccupazioni individuali e collettive arrivano dal COVID-19, dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease (malattia) e “19” indica l’anno in cui si è manifestato il virus che ogni giorno è protagonista assoluto della cronaca.

Che cosa sono nel concreto i coronavirus? I coronavirus (CoV) sono un’ampia famiglia di virus respiratori che possono causare malattie da lievi a moderate, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie come la MERS (Middle East Respiratory Syndrome) e la SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome).
Gli scienziati appaiono divisi sulla portata del virus, ma di fatto ad oggi contro il Coronavirus non esiste un vaccino.

L’IMPORTANZA DELLE SCELTE OGGI ANCOR DI PIÚ

Vivere bene è una questione di scelte. E non perchè sia il nostro “mantra”, ma specialmente in questo periodo siamo convinte che questa semplice frase sia davvero importante. Quello che succede, è che le scelte cha facciamo ogni giorno sono leggermente cambiate. O forse è cambiata la consapevolezza con cui ci interfacciamo a queste scelte?

Le scelte, di solito, sono finalizzate a cambiare qualcosa e, possibilmente, si sceglie l’opzione migliore. Va bene che ogni scelta dipende dalle condizioni e dalle circostanze del momento, ma si spera sempre di “fare la scelta giusta”. Ed ecco che ci troviamo a scegliere di stare a casa, scegliere di prestare più attenzione all’igiene delle mani, al contatto con le altre persone, a cambiare la routine… E allora, scegliamo anche adesso per il meglio, scegliamo di trascorrere questo periodo nel modo migliore possibile prendendoci cura di noi stessi dal corpo all’anima, dall’alimentazione all’intrattenimento, dal divertimento alla riflessione. E visto che abbiamo la fortuna di scegliere, godiamoci questa libertá in un momento in cui di libertá sembrano essercene un po’ meno.

Occhio secco, malattia complessa

Difficile da superare anche per colpa di abitudini errate

Quella dell’occhio secco è una condizione difficile da trattare perché complessa e tendente all’auto-mantenimento. Si crea cioè una specie di circolo vizioso dal quale è difficile uscire.

Una secrezione inadeguata di lacrime comporta instabilità e iperosmolarità del film lacrimale, il che a sua volta danneggia l’epitelio corneo-congiuntivale.

I danni indotti all’epitelio mettono in moto meccanismi infiammatori sulla superficie oculare e il rilascio di mediatori dell’infiammazione lacrimale.

I fattori di rischio per la malattia sono di carattere sia generale che particolare. Fra i primi, età avanzata, sesso femminile, menopausa, disfunzioni ormonali, chemioterapia, diabete, malattie autoimmuni, allergie, epatite C, deficit di vitamina A.

A cosa serve la ginnastica posturale?

A cosa serve la ginnastica posturale? Innanzitutto per ginnastica posturale si intende l’insieme di esercizi utili a ristabilire l’equilibrio muscolare, in particolar modo esercizi di respirazione e tecniche di allungamento. Agisce sulle zone del corpo rigide o dolorose, per migliorare la postura e la capacità di controllo del corpo. Può essere svolta anche in acqua, in sessioni singole o di gruppo (meno efficace), ma è importante eseguire correttamente i movimenti proposti, per non aggravare ulteriormente la propria condizione.

Si consiglia a persone che hanno particolari problemi alla colonna vertebrale e di postura scorretta, magari dovuta a una vita troppo sedentaria, all’assenza di attività fisica, a distorsioni mal curate. Tutto questo indebolisce o irrigidisce i muscoli e può causare problemi alla colonna vertebrale. Ma si consiglia anche in seguito a specifici interventi chirurgici, ad esempio protesi all’anca o operazioni al menisco. Queste sono tutte situazioni che vanno a modificare il modo di muoversi, col rischio di assumere posizioni scorrette o di peggiorare il proprio quadro clinico nel tempo.

A cosa serve la ginnastica posturale?

La ginnastica posturale è una vera e propria rieducazione del corpo, che viene messo in condizione di eseguire i movimenti in maniera corretta e di assumere le giuste posture nella quotidianità. Quelle posture a volte negativamente influenzate dal lavoro, dallo stile di vita, dalle cattive abitudini. La ginnastica posturale serve per combattere problemi alla colonna quali:

  • scoliosi;
  • lombalgie;
  • ernie;
  • sciatalgie;
  • artrosi;
  • cervicalgie.

Va a migliorare:

  • l’elasticità e la tonicità dei muscoli;
  • la forza e la resistenza muscolare;
  • la respirazione;
  • l’abilità motoria;
  • la gestione dello stress;
  • la postura quotidiana.

A cosa serve la ginnastica posturale? Meglio il pilates?

Il pilates è una tecnica che combina controllo del corpo, respirazione e rilassamento. Aiuta ad accrescere la forza, a sviluppare elasticità e a ottenere maggiore consapevolezza del corpo, il tutto agendo soprattutto sui muscoli pelvici, addominali e dorsali, le spalle, i pettorali, gli arti inferiori e superiori. Il corpo dunque viene coinvolto in gran parte ed è questa la prima differenza con la ginnastica posturale, che spesso allena solo i muscoli della schiena superficiali e si serve della respirazione addominale per operare un rilassamento e un allungamento dei muscoli. Viceversa, il pilates allena i muscoli in profondità e usa la respirazione postero-laterale a sostegno del corpo durante l’allenamento. Combinando le due tecniche si possono avere certamente maggiori benefici.

Quante calorie si bruciano in un giorno?

Quante calorie si bruciano in un giorno? Questa domanda è gettonatissima soprattutto tra coloro che vogliono intraprender un percorso di dimagrimento, che va inevitabilmente a cambiare il regime alimentare e a rimodulare il piano dei pasti, sia nella qualità che nella quantità. Ovviamente ogni caso è a sé stante, ognuno ha bisogno di essere seguito da uno specialista che sappia individuare cosa è più adatto, in base al proprio stile di vita, alla costituzione fisica, alle abitudini. In base a questi elementi si può capire qual è il fabbisogno energetico e dunque calorico di ciascuno e regolare l’alimentazione. Non si possono trascurare anche l’età del soggetto e il sesso, che incidono sul calcolo.

Quante calorie si bruciano in un giorno: il calcolo

Il fabbisogno calorico giornaliero di una persona è composto da 3 elementi:

  • metabolismo basale;
  • TID, termogenesi indotta dalla dieta;
  • attività fisica.

Metabolismo Basale

Il metabolismo basale è la quantità di energia consumata da una persona sveglia ma in totale rilassamento psicofisico, quella insomma che serve solo per mantenere le funzioni vitali. Il 70% è composto da calorie derivanti dai grassi e dipende molto della percentuale di massa magra del soggetto: più è alta e più sono le calorie utilizzate. Per questo le persone con una struttura muscolare solida si mantengono in forma più facilmente.

TID

La termogenesi indotta dalla dieta è l’energia che serve per digerire, metabolizzare ed assorbire il cibo introdotto.

Attività fisica

Non è solo quella che si fa in palestra, perché include qualsiasi movimento del corpo che vada a interrompere la condizione di riposo. Lo sport è essenziale, perché permette di dimagrire in modo semplice e senza ripercussioni sulla salute. Tra l’altro lo sport innalza anche la termogenesi e la mantiene alta per molte ore: così si continuano a bruciare calorie anche a riposo, velocizzando il dimagrimento.

Quante calorie si bruciano in un giorno: il totale

Il consumo calorico totale giornaliero è dato dalla spesa energetica del metabolismo basale più le calorie che servono per l’attività fisica quotidiana ed infine il TID. Di media possiamo dire che una donna di media altezza e peso ha bisogno di assumere circa 2000 calorie al giorno per mantenere il peso e di 1500 calorie per perdere peso. Un uomo medio ha bisogno di 2500 calorie per mantenere il peso e tra le 1800 e le 2000 per perdere peso. Questi dati non tengono conto di variabili importanti, come già detto, quali lo stile di vita, l’età, ecc…

Curiosità: relazione fumo-calorie

La nicotina è una di quelle sostanze che provocano consumo calorico. Un pacchetto di sigarette provoca un dispendio di circa 150-200 calorie. Questo è il motivo per cui quando si smette di fumare si ha la tendenza a ingrassare più facilmente.

Differenza low fat low carb: quale dieta scegliere?

Differenza low fat low carb: facciamo chiarezza tra queste due tipologie di alimentazione molto diverse l’una dall’altra. Sicuramente tagliare un macronutriente piuttosto che un altro fa la differenza ed è una scelta che va ponderata sulla base dell’individuo che decide di intraprendere la dieta, sulle sue condizioni fisiche, sulle sue necessità, sul suo stile di vita e sugli obiettivi prefissati.

Per questo, più che improvvisarsi esperti nutrizionisti, sarebbe opportuno affidarsi alle mani di competenti in materia che possano indirizzare e guidare al meglio nel percorso. Quindi meglio tagliare i carboidrati (low carb) o i grassi (low fat)?

Differenza low carb low fat

Differenza low fat low carb: entriamo nel dettaglio. La corrente di pensiero low fat nasce verso la fine degli anni 70, quando i problemi della sovralimentazione E del sovrappeso cominciano a diffondersi massicciamente in Occidente. La colpa viene attribuita ai grassi e si comincia a diffondere il messaggio che una dieta povera di grassi migliora i valori del colesterolo, favorisce il dimagrimento e purifica l’organismo. A quel punto è tutto un fiorire, in commercio, di prodotti light. Alcuni decenni dopo, quelle teorie (comunque con fondamento scientifico) vengono ribaltate da altri test clinici e altri studi ugualmente validi. Si dimostra che abbassare i grassi nella dieta non è la scelta adatta a tutti, perché in alcuni casi può addirittura rivelarsi controproducente. Sono, dunque, i carboidrati e gli zuccheri quelli da ridurre/azzerare.

Low fat

La dieta low fat è un tipo di approccio alimentare brucia grassi, una strategia che punta a massimizzare la perdita di grasso abbassando, appunto, l’apporto di grassi. Innalza anche il metabolismo basale, che tradotto vuol dire un maggiore consumo di calorie a riposo. È consigliata solo a chi ha basse percentuali di grasso, intorno all’8%-10% e per un periodo di tempo limitato, 9-12 settimane. Importante è anche avere un quadro metabolico ottimale per prevenire gli spiacevoli effetti negativi causati dalla quasi totale assenza dei grassi. Il regime low fat prevede l’eliminazione di cibi grassi e alimenti saturi. Tutti gli altri alimenti possono essere mangiati, ma in dosi e orari ben precisi. Purtroppo questa dieta causa un costante senso di fame, perché  il fabbisogno calorico rimane alto e la leptina (l’ormone che provoca senso di sazietà) viene eliminata velocemente.

Low carb

Una dieta povera di carboidrati abbassa la serotonina e aumenta la produzione di adrenalina. Questo rende più attivo l’individuo e il corpo si mobilita per bruciare più in fretta le proprie riserve. Questo significa bruciare più calorie e più grassi in eccesso. La restrizione dei carboidrati abbassa anche la produzione di insulina. Inizialmente si perde peso facilmente, ma si tratta soprattutto di perdita di acqua: non ci sono più carboidrati a trattenerla. Ma al calo di peso dovuto all’eliminazione di acqua, corrispondono anche un calo di energie, di forza e di resistenza e una diminuzione della massa muscolare. Può anche portare problemi di riposo notturno.

Pancia piatta: quali sono gli sport migliori per un avere un addome d’acciaio

Sport per dimagrire la pancia: quali sono? Sono tantissime le persone interessate a diminuire i centimetri del girovita nel minor tempo possibile. La buona notizia è che ci sono una serie di discipline mirate al dimagrimento in questa zona che garantiscono risultati. Quella un po’ meno buona? Servono pazienza, costanza e tenacia per vedere i risultati sperati. Parola d’ordine: motivazione! E anche la dieta deve giocare il suo ruolo. L’addome sodo dipende da molti fattori, oggi vediamo quali sono i migliori sport per rassodare la pancia.

Sport per dimagrire la pancia: le migliori discipline per un ventre piatto

Quali sono gli sport per dimagrire la pancia che garantiscono i risultati migliori in poco tempo, a patto ovviamente che si conduca uno stile di vita sano?

Dimagrire la pancia con il fitness in acqua

Nuoto, acquagym, hydrobike: sono tutte soluzioni utili e funzionali allo scopo. Scegliendo stili come la rana o il nuoto libero gli addominali sono costantemente sotto sforzo. Anche tutte le attività di fitness in acqua sono utili per tonificare tutte le zone e ridurre i centimetri del girovita. I vantaggi dell’attività fisica in acqua sono dati soprattutto dal fatto che è praticabile da chiunque, qualsiasi sia la stazza, quindi soprattutto da chi ha necessità di perdere peso. La ragione? Le articolazioni non sono sottoposte a sforzi eccessivi.

Pancia piatta con il pilates

Tutti gli esercizi di questa disciplina impongono il controllo del respiro e la contrazione costante degli addominali. I risultati? Oltre ad avere una pancia più muscolosa i benefici vengono riscontrati anche per la postura e per i muscoli del resto del corpo. La riduzione del girovita e dei fianchi è garantita in poco tempo con muscoli più elastici e tonici a patto che si faccia pilates con una certa regolarità.

 Salto della corda per un ventre d’acciaio

Come può il semplice salto con la corda garantire la pancia piatta? Può eccome! Questa attività risulta estremamente benefica per rimettersi in forma considerato l’altissimo dispendio energetico. Conviene partire con sequenze da 10 e avere cura di tenere la pancia in dentro e controllare il respiro.

Dimagrire la pancia con la corsa

Jogging, corsa leggera, corsa intensa: l’importante è infilare le scarpe giuste e correre! Questa attività risulta benefica per il corpo in moltissimi sensi, compresa la riduzione del girovita e dei fianchi. Da non trascurare nemmeno lo snellimento delle gambe. Il modo migliore per affrontare una sessione di running è progredire per gradi e ascoltare musica che dia la carica. Se all’inizio correrete dai 10 ai 20 minuti dopo settimane di allenamento costante vi renderete conto di riuscire a correre anche tra i 30 e i 60 minuti.

La boxe per dimagrire la pancia

La boxe e tutti gli sport collegati (kick boxing, fit boxe e arti marziali in generale) sono formidabile non solo per avere un corpo tonico e asciutto ma anche per imparare a difendersi. Le arti marziali migliorano resistenza e potenza dando forma al corpo. In che modo agiscono sugli addominali? I muscoli del ventre devono essere costantemente in attività per garantire l’equilibrio durante l’esecuzione delle mosse.

Dieta del digiuno intermittente: dimagrire e aumentare la massa muscolare

Nel percorso di dimagrimento è sempre bene affidarsi a medici e nutrizionisti che sappiano consigliare la scelta più adatta, a seconda del proprio stile di vita, delle proprie necessità, delle proprie condizioni di salute. Le diete disponibili sono tante, si differenziano proprio in base a questi aspetti. Alcune sono alquanto estreme e dalla efficacia dubbia, in alcuni casi viene addirittura proposto il digiuno. Nella dieta del digiuno intermittente, infatti, si propone un piano alimentare di questo tipo, basato su periodi in cui si mangia e altri in cui non si ingerisce alcun alimento. La dieta del digiuno intermittente è molto rigorosa e va seguita in modo strettamente rigido, anche se gli schemi possibili sono diversi.

Dieta del digiuno intermittente: i piani alimentari

La dieta del digiuno intermittente non lascia molto spazio a flessibilità e spontaneità. Ci sono tre diversi schemi che si possono seguire:

  1. Si suddivide la giornata in due parti, 8 ore in cui si mangia e 16 ore in cui si digiuna.
  2. Due giorni a settimana (non consecutivi) si riduce l’apporto calorico a un massimo di 500/600 calorie e nei restanti giorni si può mangiare quello che si vuole.
  3. Si mangia un giorno sì e uno no.

Dieta del digiuno intermittente: come funziona

La dieta del digiuno intermittente prevede un consumo limitato di zuccheri, alcolici, carboidrati e grassi. Sì a proteine magre, cereali integrali, frutta e verdura. Importante è capire che la restrizione calorica non deve arrecare carenze nutrizionali, dunque bisogna bilanciare ciò che si assume senza arrecare danni alla salute e all’organismo, magari aggravando patologie preesistenti o incentivando comportamenti scorretti.

Non è per tutti, ma è un buon metodo per ridurre il grasso corporeo e orientarsi verso un’alimentazione sana ed equilibrata, con l’inserimento di attività fisica. In questo modo:

  • cambia l’equilibrio ormonale e il corpo impara a fare un buon uso delle riserve di grassi;
  • migliora la sensibilità insulinica così da bruciare più grassi;
  • aumenta la secrezione dell’ormone della crescita (GH) così da accelerare la sintesi proteica, rendere i grassi disponibili come risorsa energetica e mettere sù muscoli;
  • si attiva l’autofagia, che rimuove le cellule danneggiate, contribuisce al rinnovo cellulare e supporta i processi rigenerativi;
  • il corpo impara a processare in modo più efficiente il cibo consumato.

Efficacia della dieta del digiuno intermittente

Questa dieta è molto efficace se combinata con lo sport, perché si brucia molto più  grasso corporeo, ma è bene tenere a mente alcune cose. L’ideale è includere nella routine sessioni di allenamento della forza e assumere tante proteine; inoltre sarebbe meglio pianificare gli allenamenti prima del pasto più abbondante del giorno, evitandoli nelle fasi di digiuno. È sconsigliato a chi soffre di diabete o pressione alta o alle donne in attesa o in allattamento.