A cosa serve la ginnastica posturale?

A cosa serve la ginnastica posturale? Innanzitutto per ginnastica posturale si intende l’insieme di esercizi utili a ristabilire l’equilibrio muscolare, in particolar modo esercizi di respirazione e tecniche di allungamento. Agisce sulle zone del corpo rigide o dolorose, per migliorare la postura e la capacità di controllo del corpo. Può essere svolta anche in acqua, in sessioni singole o di gruppo (meno efficace), ma è importante eseguire correttamente i movimenti proposti, per non aggravare ulteriormente la propria condizione.

Si consiglia a persone che hanno particolari problemi alla colonna vertebrale e di postura scorretta, magari dovuta a una vita troppo sedentaria, all’assenza di attività fisica, a distorsioni mal curate. Tutto questo indebolisce o irrigidisce i muscoli e può causare problemi alla colonna vertebrale. Ma si consiglia anche in seguito a specifici interventi chirurgici, ad esempio protesi all’anca o operazioni al menisco. Queste sono tutte situazioni che vanno a modificare il modo di muoversi, col rischio di assumere posizioni scorrette o di peggiorare il proprio quadro clinico nel tempo.

A cosa serve la ginnastica posturale?

La ginnastica posturale è una vera e propria rieducazione del corpo, che viene messo in condizione di eseguire i movimenti in maniera corretta e di assumere le giuste posture nella quotidianità. Quelle posture a volte negativamente influenzate dal lavoro, dallo stile di vita, dalle cattive abitudini. La ginnastica posturale serve per combattere problemi alla colonna quali:

  • scoliosi;
  • lombalgie;
  • ernie;
  • sciatalgie;
  • artrosi;
  • cervicalgie.

Va a migliorare:

  • l’elasticità e la tonicità dei muscoli;
  • la forza e la resistenza muscolare;
  • la respirazione;
  • l’abilità motoria;
  • la gestione dello stress;
  • la postura quotidiana.

A cosa serve la ginnastica posturale? Meglio il pilates?

Il pilates è una tecnica che combina controllo del corpo, respirazione e rilassamento. Aiuta ad accrescere la forza, a sviluppare elasticità e a ottenere maggiore consapevolezza del corpo, il tutto agendo soprattutto sui muscoli pelvici, addominali e dorsali, le spalle, i pettorali, gli arti inferiori e superiori. Il corpo dunque viene coinvolto in gran parte ed è questa la prima differenza con la ginnastica posturale, che spesso allena solo i muscoli della schiena superficiali e si serve della respirazione addominale per operare un rilassamento e un allungamento dei muscoli. Viceversa, il pilates allena i muscoli in profondità e usa la respirazione postero-laterale a sostegno del corpo durante l’allenamento. Combinando le due tecniche si possono avere certamente maggiori benefici.

Quante calorie si bruciano in un giorno?

Quante calorie si bruciano in un giorno? Questa domanda è gettonatissima soprattutto tra coloro che vogliono intraprender un percorso di dimagrimento, che va inevitabilmente a cambiare il regime alimentare e a rimodulare il piano dei pasti, sia nella qualità che nella quantità. Ovviamente ogni caso è a sé stante, ognuno ha bisogno di essere seguito da uno specialista che sappia individuare cosa è più adatto, in base al proprio stile di vita, alla costituzione fisica, alle abitudini. In base a questi elementi si può capire qual è il fabbisogno energetico e dunque calorico di ciascuno e regolare l’alimentazione. Non si possono trascurare anche l’età del soggetto e il sesso, che incidono sul calcolo.

Quante calorie si bruciano in un giorno: il calcolo

Il fabbisogno calorico giornaliero di una persona è composto da 3 elementi:

  • metabolismo basale;
  • TID, termogenesi indotta dalla dieta;
  • attività fisica.

Metabolismo Basale

Il metabolismo basale è la quantità di energia consumata da una persona sveglia ma in totale rilassamento psicofisico, quella insomma che serve solo per mantenere le funzioni vitali. Il 70% è composto da calorie derivanti dai grassi e dipende molto della percentuale di massa magra del soggetto: più è alta e più sono le calorie utilizzate. Per questo le persone con una struttura muscolare solida si mantengono in forma più facilmente.

TID

La termogenesi indotta dalla dieta è l’energia che serve per digerire, metabolizzare ed assorbire il cibo introdotto.

Attività fisica

Non è solo quella che si fa in palestra, perché include qualsiasi movimento del corpo che vada a interrompere la condizione di riposo. Lo sport è essenziale, perché permette di dimagrire in modo semplice e senza ripercussioni sulla salute. Tra l’altro lo sport innalza anche la termogenesi e la mantiene alta per molte ore: così si continuano a bruciare calorie anche a riposo, velocizzando il dimagrimento.

Quante calorie si bruciano in un giorno: il totale

Il consumo calorico totale giornaliero è dato dalla spesa energetica del metabolismo basale più le calorie che servono per l’attività fisica quotidiana ed infine il TID. Di media possiamo dire che una donna di media altezza e peso ha bisogno di assumere circa 2000 calorie al giorno per mantenere il peso e di 1500 calorie per perdere peso. Un uomo medio ha bisogno di 2500 calorie per mantenere il peso e tra le 1800 e le 2000 per perdere peso. Questi dati non tengono conto di variabili importanti, come già detto, quali lo stile di vita, l’età, ecc…

Curiosità: relazione fumo-calorie

La nicotina è una di quelle sostanze che provocano consumo calorico. Un pacchetto di sigarette provoca un dispendio di circa 150-200 calorie. Questo è il motivo per cui quando si smette di fumare si ha la tendenza a ingrassare più facilmente.

Differenza low fat low carb: quale dieta scegliere?

Differenza low fat low carb: facciamo chiarezza tra queste due tipologie di alimentazione molto diverse l’una dall’altra. Sicuramente tagliare un macronutriente piuttosto che un altro fa la differenza ed è una scelta che va ponderata sulla base dell’individuo che decide di intraprendere la dieta, sulle sue condizioni fisiche, sulle sue necessità, sul suo stile di vita e sugli obiettivi prefissati.

Per questo, più che improvvisarsi esperti nutrizionisti, sarebbe opportuno affidarsi alle mani di competenti in materia che possano indirizzare e guidare al meglio nel percorso. Quindi meglio tagliare i carboidrati (low carb) o i grassi (low fat)?

Differenza low carb low fat

Differenza low fat low carb: entriamo nel dettaglio. La corrente di pensiero low fat nasce verso la fine degli anni 70, quando i problemi della sovralimentazione E del sovrappeso cominciano a diffondersi massicciamente in Occidente. La colpa viene attribuita ai grassi e si comincia a diffondere il messaggio che una dieta povera di grassi migliora i valori del colesterolo, favorisce il dimagrimento e purifica l’organismo. A quel punto è tutto un fiorire, in commercio, di prodotti light. Alcuni decenni dopo, quelle teorie (comunque con fondamento scientifico) vengono ribaltate da altri test clinici e altri studi ugualmente validi. Si dimostra che abbassare i grassi nella dieta non è la scelta adatta a tutti, perché in alcuni casi può addirittura rivelarsi controproducente. Sono, dunque, i carboidrati e gli zuccheri quelli da ridurre/azzerare.

Low fat

La dieta low fat è un tipo di approccio alimentare brucia grassi, una strategia che punta a massimizzare la perdita di grasso abbassando, appunto, l’apporto di grassi. Innalza anche il metabolismo basale, che tradotto vuol dire un maggiore consumo di calorie a riposo. È consigliata solo a chi ha basse percentuali di grasso, intorno all’8%-10% e per un periodo di tempo limitato, 9-12 settimane. Importante è anche avere un quadro metabolico ottimale per prevenire gli spiacevoli effetti negativi causati dalla quasi totale assenza dei grassi. Il regime low fat prevede l’eliminazione di cibi grassi e alimenti saturi. Tutti gli altri alimenti possono essere mangiati, ma in dosi e orari ben precisi. Purtroppo questa dieta causa un costante senso di fame, perché  il fabbisogno calorico rimane alto e la leptina (l’ormone che provoca senso di sazietà) viene eliminata velocemente.

Low carb

Una dieta povera di carboidrati abbassa la serotonina e aumenta la produzione di adrenalina. Questo rende più attivo l’individuo e il corpo si mobilita per bruciare più in fretta le proprie riserve. Questo significa bruciare più calorie e più grassi in eccesso. La restrizione dei carboidrati abbassa anche la produzione di insulina. Inizialmente si perde peso facilmente, ma si tratta soprattutto di perdita di acqua: non ci sono più carboidrati a trattenerla. Ma al calo di peso dovuto all’eliminazione di acqua, corrispondono anche un calo di energie, di forza e di resistenza e una diminuzione della massa muscolare. Può anche portare problemi di riposo notturno.

Pancia piatta: quali sono gli sport migliori per un avere un addome d’acciaio

Sport per dimagrire la pancia: quali sono? Sono tantissime le persone interessate a diminuire i centimetri del girovita nel minor tempo possibile. La buona notizia è che ci sono una serie di discipline mirate al dimagrimento in questa zona che garantiscono risultati. Quella un po’ meno buona? Servono pazienza, costanza e tenacia per vedere i risultati sperati. Parola d’ordine: motivazione! E anche la dieta deve giocare il suo ruolo. L’addome sodo dipende da molti fattori, oggi vediamo quali sono i migliori sport per rassodare la pancia.

Sport per dimagrire la pancia: le migliori discipline per un ventre piatto

Quali sono gli sport per dimagrire la pancia che garantiscono i risultati migliori in poco tempo, a patto ovviamente che si conduca uno stile di vita sano?

Dimagrire la pancia con il fitness in acqua

Nuoto, acquagym, hydrobike: sono tutte soluzioni utili e funzionali allo scopo. Scegliendo stili come la rana o il nuoto libero gli addominali sono costantemente sotto sforzo. Anche tutte le attività di fitness in acqua sono utili per tonificare tutte le zone e ridurre i centimetri del girovita. I vantaggi dell’attività fisica in acqua sono dati soprattutto dal fatto che è praticabile da chiunque, qualsiasi sia la stazza, quindi soprattutto da chi ha necessità di perdere peso. La ragione? Le articolazioni non sono sottoposte a sforzi eccessivi.

Pancia piatta con il pilates

Tutti gli esercizi di questa disciplina impongono il controllo del respiro e la contrazione costante degli addominali. I risultati? Oltre ad avere una pancia più muscolosa i benefici vengono riscontrati anche per la postura e per i muscoli del resto del corpo. La riduzione del girovita e dei fianchi è garantita in poco tempo con muscoli più elastici e tonici a patto che si faccia pilates con una certa regolarità.

 Salto della corda per un ventre d’acciaio

Come può il semplice salto con la corda garantire la pancia piatta? Può eccome! Questa attività risulta estremamente benefica per rimettersi in forma considerato l’altissimo dispendio energetico. Conviene partire con sequenze da 10 e avere cura di tenere la pancia in dentro e controllare il respiro.

Dimagrire la pancia con la corsa

Jogging, corsa leggera, corsa intensa: l’importante è infilare le scarpe giuste e correre! Questa attività risulta benefica per il corpo in moltissimi sensi, compresa la riduzione del girovita e dei fianchi. Da non trascurare nemmeno lo snellimento delle gambe. Il modo migliore per affrontare una sessione di running è progredire per gradi e ascoltare musica che dia la carica. Se all’inizio correrete dai 10 ai 20 minuti dopo settimane di allenamento costante vi renderete conto di riuscire a correre anche tra i 30 e i 60 minuti.

La boxe per dimagrire la pancia

La boxe e tutti gli sport collegati (kick boxing, fit boxe e arti marziali in generale) sono formidabile non solo per avere un corpo tonico e asciutto ma anche per imparare a difendersi. Le arti marziali migliorano resistenza e potenza dando forma al corpo. In che modo agiscono sugli addominali? I muscoli del ventre devono essere costantemente in attività per garantire l’equilibrio durante l’esecuzione delle mosse.

Dieta del digiuno intermittente: dimagrire e aumentare la massa muscolare

Nel percorso di dimagrimento è sempre bene affidarsi a medici e nutrizionisti che sappiano consigliare la scelta più adatta, a seconda del proprio stile di vita, delle proprie necessità, delle proprie condizioni di salute. Le diete disponibili sono tante, si differenziano proprio in base a questi aspetti. Alcune sono alquanto estreme e dalla efficacia dubbia, in alcuni casi viene addirittura proposto il digiuno. Nella dieta del digiuno intermittente, infatti, si propone un piano alimentare di questo tipo, basato su periodi in cui si mangia e altri in cui non si ingerisce alcun alimento. La dieta del digiuno intermittente è molto rigorosa e va seguita in modo strettamente rigido, anche se gli schemi possibili sono diversi.

Dieta del digiuno intermittente: i piani alimentari

La dieta del digiuno intermittente non lascia molto spazio a flessibilità e spontaneità. Ci sono tre diversi schemi che si possono seguire:

  1. Si suddivide la giornata in due parti, 8 ore in cui si mangia e 16 ore in cui si digiuna.
  2. Due giorni a settimana (non consecutivi) si riduce l’apporto calorico a un massimo di 500/600 calorie e nei restanti giorni si può mangiare quello che si vuole.
  3. Si mangia un giorno sì e uno no.

Dieta del digiuno intermittente: come funziona

La dieta del digiuno intermittente prevede un consumo limitato di zuccheri, alcolici, carboidrati e grassi. Sì a proteine magre, cereali integrali, frutta e verdura. Importante è capire che la restrizione calorica non deve arrecare carenze nutrizionali, dunque bisogna bilanciare ciò che si assume senza arrecare danni alla salute e all’organismo, magari aggravando patologie preesistenti o incentivando comportamenti scorretti.

Non è per tutti, ma è un buon metodo per ridurre il grasso corporeo e orientarsi verso un’alimentazione sana ed equilibrata, con l’inserimento di attività fisica. In questo modo:

  • cambia l’equilibrio ormonale e il corpo impara a fare un buon uso delle riserve di grassi;
  • migliora la sensibilità insulinica così da bruciare più grassi;
  • aumenta la secrezione dell’ormone della crescita (GH) così da accelerare la sintesi proteica, rendere i grassi disponibili come risorsa energetica e mettere sù muscoli;
  • si attiva l’autofagia, che rimuove le cellule danneggiate, contribuisce al rinnovo cellulare e supporta i processi rigenerativi;
  • il corpo impara a processare in modo più efficiente il cibo consumato.

Efficacia della dieta del digiuno intermittente

Questa dieta è molto efficace se combinata con lo sport, perché si brucia molto più  grasso corporeo, ma è bene tenere a mente alcune cose. L’ideale è includere nella routine sessioni di allenamento della forza e assumere tante proteine; inoltre sarebbe meglio pianificare gli allenamenti prima del pasto più abbondante del giorno, evitandoli nelle fasi di digiuno. È sconsigliato a chi soffre di diabete o pressione alta o alle donne in attesa o in allattamento.

Dieta mediterranea: modello nutrizionale sano, equilibrato e sostenibile

L’Unesco ha dichiarato la dieta mediterranea Patrimonio immateriale dell’umanità, perché estremamente benefica e positiva sulla salute. Nello specifico:

La dieta mediterranea è molto più che un semplice alimento. Essa promuove l’interazione sociale, poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità. E ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende. La Dieta si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità. Garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nelle comunità del Mediterraneo.

Le origini della dieta mediterranea

L’efficacia della dieta mediterranea è stata scientificamente dimostrata dal biologo e fisiologo Ancel Keys. Lo statunitense studiò approfonditamente i legami tra patologie e alimentazione. In particolar modo notò una bassa incidenza di disturbi cardiovascolari e gastrointestinali e una certa longevità in alcune aree del Paese. Cominciò così la sua indagine scientifica, uno studio pilota che ha visto come oggetto iniziale di indagine la popolazione di Nicotera, in Calabria. Pochi anni più tardi si trasferì a Pioppi (nel Cilento) dove una decina di anni dopo concluse che l’alimentazione mediterranea (col suo mix equilibrato di pane, pasta, frutta, verdura, legumi, pesce, carne) era la responsabile dei tanti benefici sulla popolazione locale.

Elementi della dieta mediterranea

dieta mediterranea
Fonte: Pixabay

La dieta mediterranea è nota per essere sostenibile, sana ed equilibrata. Un ruolo importante lo ricoprono il pomodoro, l’olio d’oliva e la patata, con l’inserimento di grandi quantità di frutta e verdura. Spazio ai cereali, in particolar modo il frumento, che è tra quelli più usati: basti pensare a pasta e pane.

Gli alimenti si possono idealmente inserire in uno schema a piramide, che comprende il consumo di circa 22-23 porzioni di alimenti al giorno, divise in 3 o 4 pasti. Alla base della piramide alimentare ci sono tante verdure, frutta e cereali. Salendo troviamo il latte, i suoi derivati a basso contenuto di grassi, l’olio d’oliva da consumare a crudo preferibilmente e poi condimenti: aglio, cipolla, spezie, poco sale, erbe aromatiche.

Verso il vertice della piramide alimentare ci sono gli alimenti da consumare moderatamente: pesce, legumi, pollame, uova, formaggi. Al vertice della piramide ci sono infine gli alimenti da consumare in quantità di due porzioni o meno a settimana: carni rosse, affettati, salumi, dolci (il meno possibile).

Fondamentale in questa struttura alimentare è uno stile di vita corretto con attività fisica quotidiana.

10 motivi per mangiare il minestrone

Ricco di fibre e povero di calorie, perfetto per l’inverno

Alimentazione_14311.jpg

Sportivo, multitasking o slow? Qualsiasi sia lo stile di vita quotidiano, le verdure rappresentano un ingrediente imprescindibile per un’alimentazione bilanciata e corretta.

Fresche o surgelate, sono un prezioso alleato per la nostra dieta e sono sempre più apprezzate dagli italiani: cresce infatti la percentuale di verdure nel carrello (+8% per la spesa riservata alla verdura). Con l’arrivo dei primi freddi il minestrone torna ad essere protagonista sulla tavola degli italiani, la soluzione perfetta per una cena all’insegna della leggerezza.

Ma vediamo i buoni motivi per portarlo in tavola.

ALLEATO DEL BENESSERE

Povero di grassi e calorie il minestrone è naturalmente ricco di vitamine e sali minerali. Vanta inoltre un notevole apporto di fibre.

Tiramisù sano e light. Una ricetta vegan da testare

C’è qualcosa nel tiramisù che crea attrattiva per chiunque. E’ un dolce seducente e sempre di grande successo ma forse non troppo salutare per il nostro stile di vita. Ebbene, questa versione del tiramisù sano e light per 4 persone. Addolcito con datteri e miele, è vegan e senza glutine

Ingredienti tiramisù light

Base

  • ¾ tazza nocciole
  • ¾ tazza di noci
  • ⅓ farina di mandorle tazza
  • ½ tazza datteri
  • 2 cucchiai di olio di cocco sciolto

Crema

  • 1 banana (messi a bagno per 6 ore)
  • ½ tazza di latte di mandorla
  • ¼ di tazza di miele
  • 2 cucchiaini estratto di vaniglia
  • ¼ di tazza di caffè espresso
  • 6 datteri (messi a bagno per almeno 6 ore)
  • 2 cucchiai di polvere di cacao grezzo

Per la decorazione usa dei chicchi di caffè

Procedimento:

  1. In un frullatore, mescolare tutti gli ingredienti di base per l’impasto. Mettere metà parte del mix in 4 stampini di medie dimensioni, distribuisci in modo uniforme e premi verso il basso per compattare. Metti in frigo e lascia il restante impasto a temperatura ambiente.
  2. Nel frullatore aggiungi gli anacardi, latte di mandorla, miele e vaniglia, amalgama bene. Versa metà della crema alla vaniglia in una ciotola e metti da parte.
  3. Per fare la crema di caffè, tieni l’altra metà della crema di vaniglia nel frullatore e aggiungi il caffè, datteri, polvere di cacao e mescola nuovamente per combinare tutti gli ingredienti.
  4. Per assemblare il tiramisù, metti uno strato di crema di caffè sopra alla base che avevi precedentemente fatto e adagiato negli stampini, seguito da uno strato di crema vaniglia e ripeti per due volte. Lo strato superiore deve essere di crema alla vaniglia. Ricopri con un chicco di caffè per decorare.
  5. Metti in frigorifero per 2 ore.

Dimagrire in menopausa: consigli efficaci

Perdere peso in menopausa sembra un miraggio nel deserto: assolutamente inesistente. Ma è davvero così? Per una serie di ragioni ormonali e fisiologiche le donne tendono ad accumulare peso quando vanno in menopausa, chili che spesso si rassegnano a prendere e pensano di non riuscire più a smaltire. Ma è davvero così? Vediamo le cause della tendenza ad aumentare di peso quando il ciclo smette di presentarsi ogni mese e come dimagrire in menopausa con qualche consiglio efficace che riguarda sia l’alimentazione che l’attività fisica, entrambe determinanti per condurre uno stile di vita sano e bilanciato.

Perché in menopausa si tende ad accumulare peso?

La maggioranza delle donne tende, quando va in menopausa, a prendere qualche chilo e a vedere il proprio corpo trasformarsi; questa regola vale anche per quelle donne che, tendenzialmente, nella loro vita sono sempre state magre. Come comportarsi quando si comincia a prendere chili sulla pancia o la cellulite aumenta nonostante non ci sia stato nessun cambio repentino di nella propria alimentazione o nell’attività fisica?

Per capire come dimagrire in menopausa è necessario, innanzitutto, indagare rispetto alle cause dell’aumento del peso in questa fase della vita delle donne. La menopausa è una fase di grandissimi cambiamenti nel corpo di una donna, cambiamenti che possono sfociare in un aumento di peso per via degli sconvolgimenti ormonali.
Andare in menopausa per una donna vuol dire aver terminato gli ovuli a disposizione; la conseguenza diretta è la fine del ciclo mestruale in seguito all’assenza di ovulazione. A questo fenomeno si accompagna una variazione ormonale che comporta una serie di sintomi, compreso l’aumento di peso, che avviene anche a causa dell’abbassamento del metabolismo basale.

Cosa avviene effettivamente agli ormoni delle donne nel periodo della menopausa? La produzione di estrogeni tende a diminuire e il rapporto tra androgeni e estrogeni aumenta. Gli androgeni sono ormoni maschili presenti solitamente in piccole quantità nelle donne e proprio per questo cambiamento si tende ad accumulare tessuto adiposo.

Dimagrire in menopausa: consigli per non accumulare peso

Spiegata la ragione che risiede dietro l’accumulo di peso delle donne in menopausa vediamo allora cosa è bene fare per evitare di ingrassare e quali sono i consigli e le buone abitudini da acquisire (o rinforzare) durante l’età matura per le donne. In linea di massima è consigliabile, prima di tutto, ridurre l’apporto calorico complessivo della giornata andando a frazionare i pasti; risulta utile anche aumentare il consumo di soia e di legumi e – come sempre nel corso della vita – evitare di bere alcolici e consumare in maniera controllata pasta, pane, formaggi e olio.
Vediamo allora i consigli per dimagrire in menopausa:

  • calibrare le calorie introdotte per mantenere il peso o, se necessario, perderlo;
  • eliminare gli alimenti elaborati confezionati e quelli che contengono un eccessivo apporto di grassi preferendo;
  •  preferire i grassi di origine vegetale e non idrogenati;
  • dividere l’apporto calorico in cinque pasti (tre principali e due spuntini) ben bilanciati;
  • prestare attenzione alle porzioni di pane, pasta, carni grasse, condimenti, dolci e formaggi stagionati (preferire i formaggi magri due o tre volte a settimana);
  • bere o mangiare ogni giorno latte, yogurt o comunque alimenti fortificati col calcio;
  • consumare due o tre volte a settimana pesce ricco di vitamina D;
  • consumare almeno due porzioni di verdura e di frutta al giorno;
  • aumentare l’attività fisica così da incrementare il dispendio energetico.

Diabete, come proteggere le cellule beta pancreatiche

L’obiettivo è di preservare la funzione produttiva di insulina

Diabete_10084.jpg

Il prediabete è una condizione che interessa milioni di persone del mondo e in Italia. Bloccare la progressione del prediabete a diabete conclamato è di grande importanza clinica e sociale, e rappresenta l’unica strategia per ridurre l’enorme aumento di diffusione del diabete in tutti i paesi, compreso il nostro.

Le ricerche scientifiche in questo ambito hanno portato alla conclusione che la migliore strategia consiste nel ridurre il ‘carico’ di lavoro della cellula beta pancreatica. Sappiamo bene che fin quando le cellule beta riescono a produrre insulina in modo appropriato, il diabete non si manifesterà. Ma ridurre il ‘carico’ di lavoro della cellula beta pancreatica significa anche migliorare il funzionamento dell’ormone nei tessuti bersaglio della sua azione. Significa insomma ridurre la cosiddetta ‘insulino-resistenza’.