Cancro al seno, un test per evitare le chemio inutili

Oncotype DX valuta l’utilità della chemioterapia

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Analizza l’espressione di 21 geni specifici del tumore e definisce la probabilità di risposta alla chemioterapia. Si chiama Oncotype DX, il test molecolare (eseguito su tessuto tumorale) che permette di evitare la chemioterapia nell’80% delle donne con carcinoma mammario in fase iniziale, di tipo ormone-sensibile, negativo alla proteina HER2 e linfonodo negativo, che, dopo la chirurgia, possono essere trattate solo con l’ormonoterapia. Il test è validato con studi clinici randomizzati (evidenza di livello 1A) per predire i benefici della chemioterapia ed è disponibile presso il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma, grazie a un accordo siglato con l’azienda produttrice, Exact Sciences.

Nuova tecnica per il ringiovanimento ovarico

Gravidanza in paziente con insufficienza ovarica prematura

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Si calcola che 1 donna su 100, di età inferiore ai 40 anni, presenti insufficienza ovarica prematura. Tale cessazione prematura dell’attività ovarica è uno dei peggiori quadri per quel che concerne le prospettive di procreazione, dato che in questi casi non è neppure presente il ciclo mestruale.

Oggi, la pubblicazione di uno studio condotto dalle dottoresse Sonia Herraiz, ricercatrice della Fondazione IVI-IIS La Fe e Nuria Pellicer, ginecologa dell’Ospedale La Fe di Valencia, fa ben sperare chi è affetto da insufficienza ovarica.

Il procedimento è alternativo alla somministrazione di cellule staminali, pratica abituale nelle fasi precedenti del presente studio, e lavora invece sul favorire l’afflusso delle cellule stesse verso le ovaie in modo che possano esercitarvi gli effetti positivi.

Covid-19, mortalità più alta per chi ha un cancro al polmone

Accesso alle terapie intensive inferiore alla media

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Durante la pandemia, i pazienti colpiti da tumore al polmone hanno avuto meno accesso alle terapie intensive (8,3%) rispetto agli altri pazienti oncologici (26%) e la mortalità è stata molto più elevata (35% rispetto al 13%). A rivelarlo sono i risultati preliminari del primo studio internazionale sugli effetti del coronavirus nei pazienti con tumore toracico, pubblicato in questi giorni su Lancet Oncology.

Lo studio è stato coordinato da Marina Chiara Garassino, Responsabile dell’Oncologia Toracica presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori e presidente di Women For Oncology Italy insieme a Leora Horn del Vanderbilt-Ingram Cancer Center di Nashville, USA.

Cancro alla prostata, Cyberknife per terapie più efficaci

Ottimi i risultati con il sistema robotizzato

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In sole 4 sedute radiochirurgiche il trattamento del tumore alla prostata è concluso. Grazie alla potenza del Cybeknife ciascuna seduta dura pochi minuti, e la terapia si svolge a giorni alterni per cui in una settimana si conclude il ciclo.

Inoltre, la possibilità di tracciare in real time, durante l’irradiazione, la posizione della prostata attraverso una sequenza ravvicinata di radiografie, offre livelli di precisione millimetrici, che salvaguardano i tessuti sani circostanti. In Italia sono 37.000 sono i nuovi casi di tumore della prostata nel 2019. Negli uomini in fascia d’età tra i 50 e i 69 anni e negli ultrasettantenni è la neoplasia più frequente e rappresenta il 20% di tutti i tumori.

Presso la Radioterapia del Regina Elena di Roma è in piena attività il Cyberknife di ultima generazione.

Cancro del colon, nuova combinazione per quelli mutati

Encorafenib e cetuximab curano i pazienti con mutazione BRAFV600E

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La Commissione Europea (EC) ha approvato encorafenib in combinazione con cetuximab per il trattamento di pazienti adulti con tumore del colon-retto metastatico (mCRC) con mutazione BRAFV600E che hanno ricevuto precedente terapia sistemica.

L’approvazione europea si basa sui risultati dello studio di fase 3 BEACON CRC1,2 e sarà valida per tutti i 27 Stati membri dell’Unione Europea, e per Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Regno Unito.

“L’approvazione europea è un importante traguardo per i pazienti con tumore del colon-retto metastatico con mutazione BRAFV600E e per i medici che devono trattare questa devastante malattia perché, fino ad oggi, non esistevano terapie approvate in Europa per questa popolazione di pazienti”, ha dichiarato il prof. Fortunato Ciardiello, Ordinario di Oncologia Medica all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.

Tumori con fusione NTRK, efficace larotrectinib

Tasso di risposta elevato e risposte durature

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Dati clinici aggiornati di larotrectinib confermano un elevato tasso di risposta duratura e un favorevole profilo di sicurezza in una casistica allargata di 116 pazienti adulti con tumore che presenta la fusione TRK, inclusi quelli con metastasi cerebrali. Un’analisi separata ha dimostrato miglioramenti clinicamente significativi della qualità di vita (QoL) in pazienti adulti e pediatrici, inclusi i neonati fino a 2 anni, utilizzando questionari specifici. Questi risultati sono stati presentati durante il programma scientifico virtuale dell’American Society of ClinicalOncology (ASCO) 2020.

Con un maggior numero di pazienti arruolati e un più lungo follow-up, continuiamo a osservare l’efficacia e il consistente profilo di sicurezza di larotrectinib, indipendentemente dai tipi di tumore, in pazienti adulti con tumore solido che presenta una fusione dei geni NTRK.

Amivantamab per il tumore del polmone

Indicato per il carcinoma non a piccole cellule EGFR mutato

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Il farmaco sperimentale amivantamab sta ottenendo buoni risultati nel trial di fase 1 CHRYSALIS, che lo valuta per il trattamento dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) in stadio avanzato EGFR mutato con inserzione dell’esone 20.

Amivantamab è un anticorpo bispecifico per EGFR (recettore del fattore di crescita epidermico) e MET, che agisce sulle mutazioni attivanti e di resistenza di EGFR e sulla via di attivazione di MET.

Lo studio CHRYSALIS ha valutato l’efficacia utilizzando il tasso di risposta globale (overall response rate – ORR) secondo i criteri RECIST v1.1 (criteri di valutazione di risposta nei tumori solidi), la durata della risposta e il profilo di sicurezza di amivantamab, che sono stati alla base della designazione come “breakthrough therapy” concessa dalla U.S. Food and Drug Administration (FDA) all’inizio di quest’anno.