L’Intelligenza Artificiale migliora la colonscopia

Diagnosi più precisa del 13 per cento grazie all’algoritmo

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È la prima volta per la ricerca italiana, la prima volta per l’americana Food and Drug Administration (FDA) e la prima volta per l’intelligenza artificiale (AI) applicata alla diagnostica precoce del tumore al colon.

Con dati non generati negli USA, l’FDA approva il primo dispositivo medico che usa un algoritmo dell’intelligenza artificiale per aiutare i medici a rilevare lesioni sospette per il cancro al colon, in tempo reale durante una colonscopia. Lo studio, disegnato e coordinato dal professor Alessandro Repici, direttore del Dipartimento di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva di Humanitas e docente di Humanitas University, ha visto la partecipazione degli ospedali Regina Margherita di Roma e Valduce di Como.

Cancro al polmone, efficace amivantamab

Trattamento in combinazione con lazertinib

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Nuovi dati dimostrano l’efficacia del farmaco amivantamab nel trattamento del cancro polmonare. La terapia in combinazione con lazertinib induce una durata mediana della risposta (DOR) di 9,6 mesi in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) EGFR-mutato con delezione dell’esone 19 o mutazione L858R, naïve alla chemioterapia la cui malattia sia progredita dopo il trattamento con osimertinib.

Quarantacinque pazienti sono stati trattati con 1050 mg di amivantamab (se di peso inferiore a 80 kg) o 1400 mg (se di peso uguale o superiore a 80 kg) in combinazione con 240 mg di lazertinib. Il 36 per cento (intervallo di confidenza al 95 per cento [CI], 22-51) ha mostrato una risposta confermata (CR), di cui 1 risposta completa e 15 risposte parziali (PR); la DOR mediana è stata di 9,6 mesi (95 per cento CI: 5,3-non raggiunto).

Cancro del rene, efficace pembrolizumab

Riduce il rischio di recidiva e di morte nei pazienti operati

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Per la prima volta l’immunoterapia, somministrata dopo la chirurgia, ha dimostrato di ridurre in modo significativo il rischio di recidiva e di morte nel tumore del rene.

Lo evidenziano i risultati dello studio di fase 3 KEYNOTE-564 che ha valutato pembrolizumab, terapia anti-PD-1 di MSD, come potenziale trattamento adiuvante nei pazienti con carcinoma a cellule renali (RCC) a rischio intermedio-alto o alto di recidiva dopo nefrectomia (rimozione chirurgica di un rene) o dopo nefrectomia e resezione delle lesioni metastatiche.

A un follow-up mediano di 24,1 mesi (intervallo: 14,9-41,5), pembrolizumab ha dimostrato una riduzione statisticamente significativa e clinicamente rilevante del rischio di recidiva di malattia o di morte del 32% rispetto al placebo (HR=0,68 [IC 95%, 0,53–0,87]; p=0,0010).

Cancro al seno, olaparib riduce le recidive

Nelle pazienti ad alto rischio con mutazione BRCA

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I risultati dello studio di fase III OlympiA hanno evidenziato che olaparib, co-sviluppato da AstraZeneca e MSD, ha determinato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante nella sopravvivenza libera da malattia invasiva (iDFS) rispetto al placebo nel trattamento adiuvante, cioè successivo alla chirurgia, di pazienti con mutazione germinale BRCA (gBRCAm) e tumore della mammella negativo per il fattore di crescita epidermico umano (HER2-negativo), ad alto rischio.

Nella popolazione complessiva dello studio, costituita da pazienti che avevano completato il trattamento locale e la chemioterapia neoadiuvante o adiuvante standard, i risultati hanno mostrato che olaparib riduce il rischio di recidiva di malattia invasiva, di insorgenza di nuovi tumori o morte del 42%.

Cancro al polmone, doppia immunoterapia efficace

Sopravvivenza aumentata con l’associazione nivolumab/ipilimumab

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Nei pazienti colpiti dalla forma più comune di tumore del polmone, quella non a piccole cellule, l’immunoterapia associata a cicli limitati di chemioterapia, cioè due invece dei “classici” quattro, riduce del 28% il rischio di morte e del 33% il rischio di progressione della malattia.

Non solo, il 38% dei pazienti che hanno ricevuto la duplice terapia immuno-oncologica, costituita da nivolumab più ipilimumab, in associazione con 2 cicli di chemioterapia, era vivo a due anni rispetto al 26% di quelli trattati con la sola chemioterapia.

Sono i dati principali dello studio di fase 3 CheckMate -9LA, presentato oggi in una sessione orale al Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO).

Cancro del seno, meno chemio grazie ai test genomici

Cure personalizzate e risparmi per il Sistema sanitario

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I test genomici possono svolgere un ruolo sempre più importante nella personalizzazione dei trattamenti contro il tumore della mammella. La conferma arriva dal PONDx: uno nuovo studio italiano multicentrico, prospettico e osservazionale.

È stato condotto su 1.738 pazienti (con carcinoma mammario in maggioranza HR-positivo/HER2-negativo) in cura presso 27 centri di sei diverse regioni (Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Campania, Abruzzo e Marche).

La ricerca è stata congegnata in modo che gli oncologi medici dovevano esprimere, prima dell’esecuzione del test, la decisione della terapia da somministrare.

È stato poi evidenziato come l’utilizzo del test Oncotype DX ha ridotto complessivamente del 36% il ricorso alla chemioterapia dopo un intervento chirurgico. I risultati dello studio PONDx sono presentati oggi dagli specialisti in un webinar.

Tumori cerebrali, nuovo metodo chirurgico

Sperimentato test per avere informazioni più accurate

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La pianificazione dell’intervento chirurgico è un momento fondamentale nel trattamento dei tumori cerebrali. L’asportazione della neoplasia deve essere estremamente precisa, in modo da non danneggiare i tessuti nervosi sani che si trovano nelle immediate vicinanze.

La Neurochirurgia del’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) ha recentemente sperimentato un nuovo metodo che, utilizzando la risonanza magnetica funzionale (fMRI), permette di avere una definizione più accurata delle aree cerebrali cosiddette “eloquenti” implicate in funzioni essenziali, che debbono essere mantenute intatte.

La risonanza magnetica funzionale permette di vedere il cervello “al lavoro”: il paziente esegue specifici compiti mentre si svolge l’esame fMRI, consentendo la visualizzazione delle aree cerebrali che si stanno attivando.

Vaccino sicuro per chi ha un tumore del sangue

Studio italiano mostra i dati di efficacia e sicurezza in questo sottogruppo

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Gli IFO Regina Elena e San Gallicano di Roma hanno iniziato il 1 marzo la vaccinazione con siero a RNA messaggero ai pazienti ematologici e oncologici e in parallelo hanno avviato vari studi per valutare l’impatto in pazienti in corso di terapia.

Il lavoro appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal of Hematology and Oncology, riporta i dati di immunogenicità e sicurezza rilevati su 42 pazienti con mieloma multiplo e 50 pazienti con neoplasie mieloproliferative, di cui 20 leucemie mieloidi croniche e 30 neoplasie mieloproliferative Philadelphia negative, tutti in trattamento attivo, che sono stati vaccinati e valutati per il grado di immunizzazione (titolo IgG neutralizzante) anti-SARS-CoV-2 il giorno della prima iniezione, il giorno della seconda iniezione, avvenuta dopo 3 settimane e, infine, dopo 2 settimane dalla seconda iniezione.