Osteosarcoma, speranza dalle foglie di agave

L’estratto mina la vitalità delle cellule tumorali

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Una nuova speranza per i malati di osteosarcoma. Un estratto di foglie di Agave ha dimostrato efficacia nel contrasto delle cellule tumorali prodotte dal tumore, inibendone la vitalità e riducendone la capacità migratoria nell’organismo.

A dimostrarlo è uno studio condotto dall’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, i cui scienziati hanno pubblicato su Cancer Letters i risultati della ricerca.

“I risultati – spiegano i ricercatori romani – suggeriscono la possibilità di utilizzare l’Agave nel trattamento dell’osteosarcoma in associazione ai presidi chemio e radioterapici convenzionali e potenzialmente anche nei pazienti che hanno sviluppato ricaduta di malattia”.

Sarcomi, la tecnica CAR-T può funzionare

La manipolazione genetica è una strada percorribile

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Una speranza di guarigione dai sarcomi viene dalla tecnica CAR-T.
La tecnica punta alla manipolazione genetica delle cellule del sistema immunitario allo scopo di “addestrare” i linfociti a riconoscere e aggredire i tumori.

I sarcomi sono fra i tumori meno frequenti ma anche più difficile da trattare, e l’annuncio del possibile utilizzo della CAR-T dato dal ricercatore Robbie Majzner non può che alimentare le speranze dei malati.

La nuova tecnica che utilizza linfociti ingegnerizzati CAR-T – spiega Majzner, che lavora presso il Lucile Packard Children’s Hospital di Stanford – è dimostrato che funzioni bene in tumori come la leucemia e il linfoma. La tecnica è infatti già registrata dagli enti regolatori per il trattamento, appunto, della leucemia.

Creme solari, al bando due molecole

Eliminati due filtri non sicuri

Migliorare l’efficacia delle creme solari e tutelare la salute della pelle. È questo l’obiettivo che ha portato la Food and Drug Administration (FDA) a rivedere le regole vigenti negli Stati Uniti in materia di protezione solare.

Le direttive precedenti alla revisione risalivano a circa 30 anni fa. E si discostano poco da quelle tutt’ora vigenti in Italia.

Le nuove misure di protezione adottate negli Stati Uniti devono essere di esempio – esordisce il dott. Piergiacomo Calzavara Pinton, Presidente della SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse).

Adroterapia efficace contro i tumori rari

Sarcomi, melanomi oculari e meningiomi fra i casi trattati

Sono stati 280 nel 2018 i pazienti italiani con tumori rari trattati con adroterapia al CNAO, Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica.

L’adroterapia è indicata in particolare per il trattamento di casi clinici resistenti alla radioterapia ai raggi X e non operabili di tumori rari come melanomi oculari, sarcomi ossei e dei tessuti molli, carcinomi adenoido-cistici delle ghiandole salivari, condrosarcomi, cordomi e meningiomi, patologie che complessivamente colpiscono ogni anno circa 2000 pazienti italiani.

I tumori rari fanno parte delle malattie rare, di cui il 28 febbraio ricorre la Giornata Mondiale promossa da Eurordis, federazione che rappresenta 837 organizzazioni di malati in 70 Paesi.

Cisti ovariche, meglio conviverci

Approccio conservativo ideale in caso di tumore benigno

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I tumori dell’ovaio sono una patologia assai frequente, la cui gestione clinica ha rappresentato per anni un delicato problema per la difficoltà di porre una diagnosi precisa.

Di norma, per non incorrere nel rischio di trasformazione maligna, rottura o torsione, la donna con cisti ovarica era sottoposta di default a chirurgia anche quando la massa appariva benigna.

Oggi questa tendenza sta cambiando. Ove possibile, si opta per la gestione conservativa delle cisti, che vengono monitorate in ecografia a intervalli regolari nel caso in cui possiedano determinati “criteri di benignità”. Tali criteri sono stati stabiliti dal Consensus IOTA (International Ovarian Tumor Analysis), gruppo internazionale di ricercatori nato nel 1998 che ha appena concluso un’indagine in cui si conferma la validità dell’approccio ecografico.

Nuova combinazione per il tumore del rene

Pembrolizumab/axitinib riducono il rischio di morte

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Un passo in avanti significativo nella lotta al tumore del rene.

Per la prima volta nel trattamento di prima linea del carcinoma a cellule renali metastatico (mRCC), il regime di combinazione con pembrolizumab, molecola immunoterapica anti-PD-1, e axitinib, inibitore tirosin chinasico, ha dimostrato di migliorare in modo significativo sia la sopravvivenza globale (OS) che la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e il tasso di risposta obiettiva (ORR), rispetto a sunitinib (attuale standard di cura), indipendentemente dalla categoria di rischio e dall’espressione di PD-L1.

Lo evidenziano i risultati dello studio di Fase 3 KEYNOTE-426, presentati al congresso internazionale sui tumori genitourinari (Genitourinary Cancers Symposium, ASCO GU) appena conclusosi a San Francisco. I dati sono stati pubblicati contemporaneamente sul New England Journal of Medicine.

7 motivi per cui dovresti perdere peso in eccesso

Il presupposto fondamentale è che dovresti perdere peso  quando è necessaria per condizioni di sovrappeso o obesità, in tutti gli altri casi è un fattore puramente estetico e quindi personale e soggettivo. Quindi se hai voglia di perdere peso per sentirti meglio allora avere a mente benefici specifici associati alla perdita di peso può aiutarti e motivarti.

1. RIDUCE LE INFIAMMAZIONI Quando nell’organismo si viene a creare una condizione di bilancio energetico positivo, con introito energetico che supera i consumi, si assiste a modificazioni morfologiche e metaboliche a livello del tessuto adiposo, che portano ad una maggior espressione di citochine ad azione proinfiammatoria ed, in particolare, il tessuto adiposo viscerale (il grasso addominale), rispetto al tessuto adiposo sottocutaneo, produce una maggiore quantità di marker infiammatori, che agendo a livello sistemico portano a uno stato di infiammazione cronica di basso grado. Tale stato infiammatorio sembra contribuire allo sviluppo e progressione di insulino-resistenza e aterosclerosi, con un significativo impatto sull’insorgenza delle patologie cardiovascolari.

2. RIDUCE IL RISCHIO DI CANCRO. L’obesità aumenta il rischio di sviluppare vari tipi di tumori come tumori intestinali, renali pancreatici ecc di circa il 40% rispetto a chi ha un peso nella norma. Con l’eccesso di nutrienti, infatti, si assiste ad un aumentato accumulo di acidi grassi a livello del tessuto adiposo, con modificazioni tissutali inizialmente in senso ipertrofico e consecutivamente iperplastico.

3. RIDUCE IL RISHIO DI INFARTO Il legame tra obesità e malattie cardiovascolari è legato a tutte le conseguenze della sindrome metabolica come ipertensione, ipercolesterolemia e trigliceridi alti e questi sono i fattori di rischio maggiori per l’insorgere dell’infarto. Inoltre più si protrae la condizione di obesità più aumenta il rischio, si parla del 2-4% di rischio in più per ogni anno. Lo hanno scoperto i ricercatori di cinque istituti di ricerca statunitensi, in uno studio durato 25 anni e pubblicato su JAMA.

 

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4. RIDUCE IL RISCHIO DI DIABETE Il sovrappeso cronico e l’obesità in generale sono i fattori principali dell’insorgenza del diabete di tipo 2. Il diabete di tipo 2 è caratterizzato da due alterazioni metaboliche importanti: l’alterata secrezione di insulina e l’insulino-resistenza, cioè l’incapacità dei tessuti periferici ad utilizzarla. Ovviamente quanto più si è in sovrappeso tanto maggiore è la quantità di grasso corporeo ed i fenomeni infiammatori del tessuto adiposo di cui abbiamo parlato prima causano un ostacolo alla normale funzione dell’insulina, interferendo con i suoi recettori e provocando l’aumento della sua produzione e l’innalzamento del livello di glucosio nel sangue.

4. MIGLIORA LA QUALITA’ DEL SONNO Nei soggetti obesi o in sovrappeso si può spesso assistere a fenomeni di russamento abituale che è da considerare come il primo stadio della sindrome da ostruzione delle vie aeree superiori di cui la Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno è lo stadio finale. Durante le apnee ostruttive la riduzione di calibro della alte vie aeree è tale da impedire il flusso d’aria. Fattori che favoriscono l’insorgenza del russamento e della sindrome vera e propria sono il sovrappeso/obesità ma anche l’assunzione serale eccessiva di alcool o di carboidrati per un effetto miorilassante. Inoltre in seguito ad una privazione di sonno, è stata riscontrata un’ipersecrezione ipotalamica di orexine, neurotrasmettitori implicati sia nel mantenimento dello stato di veglia ma anche nella regolazione dell’introito di cibo.

5. AUMENTA LA FERTILITA’ La fertilità è da sempre correlata all’obesità in quanto è un fattore di rischio per tutta una serie di patologie ostetrico-ginecologiche. Donne in serio sovrappeso presentano spesso disordini del ciclo mestruale per eccessiva produzione ormonale, oltre che la Sindrome dell’ovaio policistico (anche se non sempre associata ad obesità). Inoltre ll sovrappeso durante la gravidanza aumenta il rischio di presentare diabete gestazionale e preeclampsia (sindrome caratterizzata da alcuni segni clinici come ipertensione proteinuria).

6. MIGLIORA LA QUALITA’ DELLA VITA Un peso adeguato non aumenta solo la quantità di anni che sarai su questa terra, ti rende più capace di goderteli. Questo perché in molti casi l’obesità e tutto ciò che ne consegue non permettono di compiere azioni semplici, come giocare per più di 15 minuti al parco con i propri figli, ed a mio avviso, questa è una delle motivazioni più convincenti.

Glioblastoma, come contrastarne l’aggressività

Due studi si concentrano sulla disattivazione di alcune molecole

Una nuova “firma molecolare” per predire il decorso di pazienti affetti da glioblastoma, uno tra i più aggressivi tumori del cervello.

Lo ha scoperto un team di ricercatori, di cui fanno parte biologi, bioinformatici, ricercatori clinici, neurochirurghi e patologi, coordinato da Valentina Vaira, ricercatrice esperta in oncologia molecolare del Policlinico Ospedale Maggiore e dell’Istituto Nazionale di Genetica Molecolare (INGM), e da Thomas Vaccari, docente del Dipartimento di Bioscienze dell’Università degli Studi di Milano.

Lo stesso gruppo di ricercatori, in uno studio condotto in parallelo, ha anche compreso un modo in cui questo tipo di tumore può influenzare le cellule sane circostanti.