I funghi riducono il rischio di cancro alla prostata

Studio giapponese svela il possibile effetto positivo

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Mangiare funghi più volte alla settimana riduce di un sesto il rischio di insorgenza di cancro alla prostata. Lo rivela uno studio giapponese pubblicato sull’International Journal of Cancer da scienziati della Tohoku University School of Public Health.

I medici hanno scoperto un rapporto inversamente proporzionale fra il consumo di funghi e l’insorgenza di tumori prostatici in uomini di mezza età o anziani, anche se resta da chiarire il motivo dell’effetto protettivo.

Il campione era formato da 36.499 uomini di età compresa fra 40 e 79 anni coinvolti nel Miyagi Cohort Study nel 1990 e nell’Ohsaki Cohort Study nel 1994.

Un test per scoprire il rischio di cancro al polmone

Non è uguale per tutti i fumatori

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Tac spirale toracica a basso dosaggio di radiazioni (LDCT) e test microRNA sul sangue: sono questi i due esami che, in combinazione, rappresentano lo strumento diagnostico innovativo che può per la prima volta cambiare il destino di forti fumatori e soggetti ad alto rischio di sviluppo del carcinoma polmonare.

A evidenziarlo sono i dati dello studio bioMILD condotto dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) e sostenuto da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, presentati oggi alla 20° Conferenza mondiale dell’International Association for the Study of Lung Center (IASLC).

Si tratta di risultati importanti che, per la prima volta, aprono la strada a programmi di diagnosi precoce non uguali per tutti, bensì strutturati ad hoc e personalizzati secondo le caratteristiche di ciascun soggetto.

Nuova terapia su misura per un tipo di cancro al seno

Trattamenti più mirati per chi è colpito da carcinoma mammario intraduttale

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Una ricerca italiana apre la strada a nuovi trattamenti su misura per il carcinoma mammario intraduttale (Dcis), une delle forme più frequenti di cancro al seno.

I tessuti del nostro corpo sono in grado di passare da uno stato più solido a uno più fluido e viceversa, un po’ come può accadere alla sabbia contenuta in una clessidra, che può scorrere liberamente oppure bloccarsi e formare un tappo solido, per riprendere poi a fluire in seguito a un’azione esterna.

Tale abilità è funzionale, ad esempio, alla riparazione delle ferite e all’allungamento del corpo durante la crescita.

La capacità di passare da uno stato più solido a uno più fluido influenza altresì fortemente lo sviluppo e la diffusione di tumori.

Tumore al seno, si possono indurre le cellule al suicidio

Per i tumori causati da mutazione del gene Brca1

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Il cancro al seno causato dalla mutazione ereditaria del gene Brca1 – anche noto come gene Jolie, dal nome dell’attrice che ha subìto una doppia mastectomia nel 2013 – potrebbe essere trattato in maniera innovativa.

Una ricerca dell’Università del Texas di San Antonio ha infatto scoperto l’efficacia di Mir 223-3p, un micro-Rna, ovvero una minuscola molecola che contribuisce a riparare il Dna difettoso delle cellule.

Nei tumori con mutazioni del gene Brca1 queste preziose molecole vengono represse, ma gli scienziati americani sono riusciti a riattivare la Mir 223-3p, costringendo di fatto al suicidio le cellule mutanti di Brca1.

La molecola disattiva le proteine che i tumori mutanti di Brca1 devono dividere correttamente. In assenza di queste proteine chiave nella divisione cellulare, i tumori mutanti di Brca1 si suicidano.

Una terapia mirata per il cancro al pancreas

Benefici possibili per il 50% dei pazienti

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Il carcinoma del pancreas è una delle neoplasie a prognosi più severa e tra le più aggressive con un tasso di sopravvivenza a 5 anni dell’8%.

Uno studio dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) pubblicato su Cancer Research ha identificato, a livello preclinico, una nuova terapia mirata per un sottogruppo di pazienti affetti da tumore del pancreas con marcata dipendenza dall’oncogene K-RAS.

Il lavoro, condotto dal gruppo di ricerca guidato da Luca Cardone, team leader dell’Unità di Immunologia e immunoterapia IRE, ha mostrato che la decitabina, un farmaco già in uso clinico per altre neoplasie, ha una potente azione antitumorale mirata per i tumori del pancreas con specifiche caratteristiche.

La dieta è un alleato contro il cancro al colon

Se sbagliata diventa però un fattore di rischio

Ciò che mangiamo ha un’influenza diretta sul rischio di insorgenza del cancro del colon. Secondo alcune stime realizzate negli Stati Uniti, almeno il 5% dei tumori del colon sarebbe riconducibile a un regime alimentare sbagliato.

Lo studio dei ricercatori della Tufts University di Boston, pubblicato su JNCI Cancer Spectrum, ha preso in esame i tumori al colon registrati negli Usa nel 2015.

Il 5,2% (80.110) era attribuibile a una dieta sbagliata. I fattori di rischio alimentare più importanti sono lo scarso consumo di cereali integrali e di latticini, e al contrario l’eccessivo consumo di carni lavorate.

Tumori cerebrali, nuovo farmaco per le recidive

Una valida alternativa per chi non risponde alle cure

Il trattamento dei tumori cerebrali rappresenta una delle sfide più difficili in ambito oncologico. I gliomi sono tumori che originano dal sistema nervoso centrale e hanno in Italia una incidenza di 5-6 casi per 100.000 persone adulte per anno (dati AIOM 2018).

Si tratta di neoplasie eterogenee e aggressive, per le quali esistono pochi spazi terapeutici per cui ogni piccolo passo della ricerca clinica che ne migliori la prognosi è da considerarsi un risultato incoraggiante.

Un team multidisciplinare di clinici dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena ha pubblicato di recente sulla rivista Journal of Neuro-Oncology i risultati di uno studio di fase II che mostrano i benefici di un chemioterapico, per lo più utilizzato nella cura dei tumori cerebrali pediatrici, in pazienti adulti con glioma maligno recidivo dopo trattamenti chemioterapici standard.

Tumori alle ovaie, mancano i batteri amici

Più possibilità di cancro per chi ne ha pochi

Le donne che mostrano una concentrazione di batteri “amici” più bassa del normale hanno un rischio più alto di insorgenza del cancro delle ovaie.
Lo dimostra uno studio dello University College di Londra pubblicato su Lancet Oncology che in futuro potrebbe aiutare a individuare le donne ad alto rischio di questa neoplasia.

Ci sono alcuni fattori di rischio noti, in particolare l’età, il sovrappeso e una storia clinica familiare di tumori, ma la vera ragione scatenante è ancora sconosciuta. Sempre più studi, però, indicano nella flora batterica che vive dentro di noi una delle chiavi per spiegare l’insorgenza del tumore.

Nello specifico, i ricercatori inglesi pensano che il lactobacillus sia fondamentale perché la sua presenza ostacola la colonizzazione da parte di batteri dannosi per l’organismo.

Tumori, scoperta molecola che previene le metastasi

MS4A4A controlla la diffusione metastatica del cancro

I risultati di uno studio italiano, diretto e coordinato da Humanitas e Università Statale di Milano, sono appena stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Immunology.

Al cuore dello studio, la scoperta del ruolo centrale della proteina MS4A4A nell’attivare una risposta immunitaria protettiva contro la diffusione metastatica del tumore. Questa molecola, scoperta in cellule del sistema immunitario, i macrofagi, si associa al recettore Dectina-1, controllandone la funzione. MS4A4A è anche essenziale per attivare un dialogo tra i macrofagi – cellule primitive del sistema immunitario che nei tumori hanno un significato prognostico – e le cellule Natural Killer, che sono in grado di uccidere le cellule tumorali.