Linfoma di Burkitt, individuata una terza forma

Studio su bambini iracheni evidenzia nuova variante

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C’è una terza forma del linfoma di Burkitt. L’hanno scovata i ricercatori di Istituto Pasteur Italia, Università La Sapienza e Children’s Welfare Teaching Hospital dell’Università di Baghdad, coordinati dalla Prof.ssa Stefania Uccini.

Lo studio ha diagnosticato nei bambini iracheni una terza forma del Linfoma di Burkitt, caratterizzata da un’elevata incidenza di infezione da Epstein Barr Virus (EBV) e da prevalente localizzazione intestinale.

La collaborazione consente inoltre ai medici iracheni di uscire dall’isolamento causato da anni di guerra.

I linfomi sono tumori causati dalla proliferazione incontrollata dei linfociti, le cellule del sistema immunitario che contribuiscono a difenderci dagli agenti esterni.

Il cancro non è più invisibile

Ricerca svela il meccanismo con cui le cellule malate si nascondono

Il cancro sta perdendo i superpoteri. Può essere sintetizzata così la ricerca apparsa su Nature Medicine a firma di scienziati dell’Università della California di San Francisco guidati dall’italiano Davide Ruggero.

Per la prima volta, lo studio è riuscito a bloccare il meccanismo che consente alle cellule tumorali di nascondersi e sfuggire così al sistema immunitario.

«Abbiamo trovato un nuovo punto debole del cancro, per distruggere le sue cellule», ha detto Ruggero. «Abbiamo capito come le cellule dei tumori producono specifiche proteine importanti per la loro crescita. Una di queste è la proteina PD-L1 che rende le cellule cancerogene invisibili dall’attacco del sistema immunitario».

Lo studio punta dunque all’immunoterapia come trattamento decisivo per eliminare il cancro.

Niente fumo e la proteina C-reattiva si abbassa

Riduzione del 50% dopo 8 anni

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Smettere di fumare assicura miglioramenti nelle condizioni di salute del soggetto fumatore. Uno studio pubblicato su Scientific Reports da un team dell’Istituto Nazionale dei Tumori e del Mario Negri di Milano ha rivelato come l’astinenza da fumo possa ridurre i valori della proteina C-reattiva.

Si tratta di un importante marcatore di infiammazione dell’organismo: quando il suo livello è elevato, le probabilità che ci si ammali di tumore del polmone e del colon-retto aumentano, così come quelle di un infarto o di un ictus.

Il vantaggio non è però evidente a breve termine, ma soltanto dopo diversi anni dalla cessazione del fumo, hanno spiegato i ricercatori.
Sono stati utilizzati i dati di due studi sullo screening per il tumore del polmone condotti fra il 2000 e il 2010 su 3050 forti fumatori, fra cui 777 ex fumatori.

Tumori al cervello, i cellulari non c’entrano

I dispositivi non causerebbero la malattia

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Nessuna evidenza di un’associazione fra l’uso dei telefonini e l’insorgenza del cancro al cervello. Lo afferma un vasto studio realizzato dall’Australian Radiation and Nuclear Safety Agency e pubblicato sul British Medical Journal Open.

Lo studio ha analizzato 16.800 casi di cancro cerebrale partendo dall’inizio degli anni ‘80.

Ken Karipidis, radiologo e coordinatore della ricerca, commenta: “I tassi di tumori cerebrali sono rimasti piuttosto stabili nei decenni e non sono aumentati tipi specifici di tumori cerebrali”.

Stando ai dati, l’incidenza di cancro al cervello è rimasta stabile fra il 1982 e il 2013. È stato verificato solo un lieve aumento dei casi di glioblastoma, il sottotipo più comune di cancro cerebrale, fra il 1993 e il 2002, ma si ritiene che ciò sia dovuto soprattutto al miglioramento dei sistemi diagnostici.

Un bicchiere di vino fa bene alla salute

Tasso inferiore di ricoveri per chi beve con moderazione

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Bere un bicchiere di vino al giorno sembra far bene alla salute. Lo dice uno studio del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS), in collaborazione con il Dipartimento di Nutrizione dell’Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston.

Stando alla ricerca, le persone che consumano alcol moderatamente, nel quadro generale di un’alimentazione che segua i principi mediterranei, hanno un rischio minore di essere ricoverate in ospedale rispetto a chi beve in modo elevato, ma anche rispetto agli astemi.

Questa ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Addiction, ha coinvolto 21.000 partecipanti allo studio epidemiologico Moli-sani, seguendoli per oltre 6 anni e mettendo in relazione le loro abitudini nei confronti delle bevande alcoliche con il numero dei ricoveri ospedalieri.

La chirurgia bariatrica riduce i rischi di diabete e cancro

Migliora l’aspettativa di vita e la salute del cuore

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Uno studio italiano dimostra che la chirurgia bariatrica malassorbitiva riduce del 50% l’incidenza di alcune malattie gravi.

La ricerca, pubblicata su Obesity Surgery e International Journal of Obesity, evidenzia l’efficacia della tecnica riguardo a diabete, disturbi cardiovascolari, neoplasie, dislipidemia e oculopatie nei pazienti gravemente obesi, rispetto ai pazienti non operati e sottoposti ad altri trattamenti medici a parità di BMI, sesso ed età e osservati nello stesso arco temporale.

Nello specifico è stata dimostrata, negli anni successivi all’intervento, una riduzione della probabilità di contrarre diabete del 90%, tumori dell’80%, ipertensione arteriosa del 70% e malattie cardiovascolari del 36%; di grande valore il dato che la chirurgia bariatrica malassorbitiva riduce la mortalità del 36%.

Colangiocarcinoma, derazantinib farmaco di precisione

Nuova strategia di cura alternativa alla chemioterapia

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Possibile una nuova strategia terapeutica per la cura del colangiocarcinoma grazie all’uso di derazantinib. Si tratta di un inibitore selettivo di FGFR2 indicato per la cura della neoplasia non operabile e non più responsiva alla chemioterapia.

A evidenziare l’efficacia della molecola è uno studio coordinato dall’Istituto Nazionale Tumori di Milano pubblicato sul British Journal of Cancer.

I dati indicano che derazantinib riesce a stabilizzare la malattia in oltre l’80% dei casi, provocando una regressione nel 20% dei pazienti.

Vincenzo Mazzaferro, uno dei responsabili del progetto, spiega: “Alcuni studi di genetica molecolare su campioni prelevati da pazienti con colangiocarcinoma hanno dimostrato che in circa il 20% di questi tumori è presente una ‘traslocazione’ nel gene di un recettore cellulare
denominato FGFR2.

Tumori delle vie biliari, spesso la diagnosi è tardiva

Difficili da individuare, ma possibili nuovi scenari terapeutici

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5000 casi all’anno, ma spesso la diagnosi è tardiva. Si tratta dei tumori delle vie biliari, ai quali è stato dedicato un convegno grazie all’organizzazione dell’Associazione Dossetti Tumori Rari.

Il primo problema posto dalla malattia è la sua sintomatologia poco chiara: “I sintomi sono poco specifici e difficili da individuare. Quando iniziano a manifestarsi febbre, dolori addominali, riduzione del peso e ittero, la malattia è spesso già avanzata”, spiega Nicola Silvestris, il direttore scientifico dell’Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari.