L’adroterapia per combattere il cancro della prostata

Trattamento combinato di adroterapia con ioni carbonio e radioterapia

L’adroterapia con ioni di carbonio usata come “potenziamento” per aumentare l’efficacia della radioterapia convenzionale con raggi X nel tumore della prostata ad alto rischio.

Questo è il razionale dello studio clinico in corso al Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) di Pavia, in collaborazione con la Divisione di radioterapia dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano e la Struttura complessa di Radioterapia oncologica 1 dell’Istituto Nazionale dei Tumori (INT) di Milano. Lo studio è sostenuto da Fondazione AIRC ed è coordinato dal professor Roberto Orecchia, direttore scientifico dello IEO e dalla Radioterapia dello IEO.

Scoperto nuovo fattore di sviluppo del tessuto muscolare

Ricerca condotta da un team italiano

Scoperte le funzioni di un nuovo fattore essenziale per la formazione e la crescita del muscolo scheletrico in tutti i vertebrati: si tratta di CK2, una proteinchinasi già nota per essere coinvolta in svariate attività cellulari e nei tumori ma mai associata allo sviluppo del tessuto muscolare.

La ricerca, condotta dal team di ricercatori diretto da Giorgia Pallafacchina (Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche Cnr-In di Padova e Università di Padova) e da Arianna Donella-Deana (Università di Padova) è stata pubblicata nel volume di ottobre della rivista Faseb Journal.

La ricerca del nostro team ha dimostrato che le tre diverse subunità che costituiscono la proteina CK2 (a, a’ e b) hanno azioni e bersagli distinti e ben definiti nell’ambito della complicata serie di eventi che porta alla formazione e crescita del tessuto muscolare scheletrico, spiega Giorgia.

Tumori neuroendocrini, 7 anni per una diagnosi

Italia leader nel trattamento multidisciplinare

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Sono rari e “silenziosi”, perché solo nel 20% dei casi mostrano sintomi specifici. Le conseguenze possono essere gravi, perché per due terzi dei pazienti colpiti dai tumori neuroendocrini (NET, Neuro-endocrine Tumors) i ritardi nella diagnosi arrivano fino a 7 anni.

In Italia, ogni 12 mesi, sono stimati circa 2.700 casi di queste neoplasie, classificate come rare perché interessano meno di 6 persone ogni 100mila abitanti. Il nostro Paese è al vertice in Europa per numero di centri certificati dalla Società Europea dei tumori neuroendocrini (ENETS, European Neuroendocrine Tumor Society): sono 8 e uno dei criteri indispensabili per ottenere il riconoscimento è la soglia minima di casi da trattare ogni anno, pari a 80. A queste patologie eterogenee e difficili da individuare e gestire è stato dedicato un media tutorial a Milano.

Linfoma, disponibile una nuova terapia

Nuovo trattamento basato sulle Car-T

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Gilead Sciences annuncia la rimborsabilità da parte di AIFA di Axicabtagene ciloleucel come trattamento di pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL, diffuse large B cell lymphoma) e con linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule B (PMBCL, primary mediastinal B-cell lymphoma) – entrambi recidivanti o refrattari – dopo due o più linee di terapia sistemica.
La rimborsabilità in Italia segue l’approvazione europea avvenuta il 28 agosto 2018.

Axicabtagene ciloleucel è una terapia con recettore antigenico chimerico delle cellule T (Car-T, Chimeric Antigen Receptor T-cell) che utilizza il sistema immunitario del paziente per combattere alcuni tipi di tumori ematologici. La terapia cellulare ha dimostrato di poter indurre una risposta completa (nessun tumore rilevabile) in una percentuale di pazienti con DLBCL e PMBCL recidivato o refrattario

Il virus ammazza-cancro

Potenzialmente utile per ogni tipo di tumore

Un team di ricercatori australiani sta studiando la possibilità di una cura per il cancro basata su un virus del vaiolo bovino. Il trattamento, chiamato CF33, eliminerebbe ogni tipo di cancro e avrebbe già dimostrato la propria efficacia su modello murino.

La cura, sviluppata nei laboratori della società biotecnologica Imugene, sarà presto sperimentata su pazienti affetti da carcinoma in un trial diretto dal prof. Yuman Fong.

«Il virus, che causa il raffreddore comune, è stato trasformato in un trattamento per il cancro al cervello dagli scienziati negli Stati Uniti. La malattia in alcuni pazienti è scomparsa per anni prima che di tornare, mentre altri hanno visto i tumori ridursi considerevolmente», ricorda Fong.

Una forma del virus dell’herpes labiale rappresenta invece un valido trattamento per il melanoma.

Cancro, scoperto nuovo inibitore per una mutazione genetica

AMG 510 sarebbe in grado di inibire KRASG12C

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Amgen ha annunciato la pubblicazione sulla rivista Nature di un articolo che descrive la scoperta di AMG 510, una piccola molecola in grado di inibire KRASG12C, mutazione alla base di diversi tumori solidi.

AMG 510 è il primo inibitore sperimentale di KRASG12C a raggiungere la fase clinica; è infatti attualmente in corso l’arruolamento in uno studio potenzialmente registrativo di fase II.

L’articolo descrive le intuizioni che hanno portato alla scoperta di AMG 510, le evidenze precliniche dell’attività di AMG 510, la sua potenziale capacità di indurre l’apoptosi delle cellule tumorali sia in monoterapia sia in combinazione con altre terapie, e il suo impatto sul sistema immunitario, che può rendere le cellule tumorali particolarmente sensibili all’immunoterapia. Il testo presenta anche le prime evidenze dell’attività clinica di AMG 510.

Un esame che predice l’aggressività del glioblastoma

Aiuta a personalizzare la terapia

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Una nuova forma di biopsia liquida per il glioblastoma è stata messa a punto da un team di ricercatori dell’Abramson Cancer Center della University of Pennsylvania.

Lo studio, pubblicato su Clinical Cancer Research, descrive le proprietà dell’esame che traccia l’identikit genetico e molecolare del cancro, ovvero riesce a evidenziare i cambiamenti genetici alla base della malattia o anche addirittura individuare aspetti del tumore che potrebbero sfuggire alla classica biopsia invasiva.

“Non si tratta del primo studio di biopsia liquida sul glioblastoma – ha dichiarato la coordinatrice del lavoro Erica Carpenter -. Cionondimeno questo studio è il primo a mostrare che la biopsia liquida basata su un prelievo di sangue potrebbe avere un valore prognostico per questa malattia”.

Le tante virtù del melograno

Diversi studi confermano le proprietà del frutto

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La melagrana, il frutto del melograno, termine utilizzato comunemente per definire entrambi, è una vera e propria fonte di benessere. A confermarlo è uno studio del Politecnico federale di Losanna che ha scoperto nel frutto una sostanza che, opportunamente modificata dai batteri intestinali, può proteggere l’organismo dall’invecchiamento.

Il composto in questione è l’acido ellagico, che una volta nell’intestino promuove la formazione di una molecola chiamata urolitina A, la quale riesce a ripristinare la capacità di riciclo dei componenti difettosi dei mitocondri, le centraline energetiche delle cellule.

«È la sola molecola nota che può rilanciare il processo mitocondriale di pulizia, altrimenti noto come mitofagia», spiegano gli scienziati elvetici su Nature Medicine.

La medicina predittiva entra in ginecologia

Il rischio di cancro ovarico e all’endometrio si ridurrà del 50%

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Grazie alle opportunità offerte dalla medicina predittiva, già da tempo consolidata in altre branche mediche, inclusa l’ostetricia con la possibilità, ad esempio, di eseguire indagini prenatali per individuare precocemente malattie e anomalie del feto, la ginecologia si candida a diventare una delle aree in cui sarà più evidente la trasformazione della lotta contro il cancro.

Le innovazioni della genomica e i marker molecolari consentiranno sempre di più di mettere in atto strategie di prevenzione, diagnosi e trattamento dei tumori ginecologici “cucite su misura” sulla singola donna, secondo il paradigma della “precision medicine”. Di questi temi si è parlato al Congresso Nazionale di Ginecologia e Ostetricia di Napoli.

Nuova terapia per il glioblastoma

Regorafenib assicura una sopravvivenza più alta

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Tassi di sopravvivenza più elevati nel trattamento del glioblastoma grazie a regorafenib. Lo rivela uno studio di fase II (REGOMA) pubblicato su Lancet Oncology e presentato nel corso del Congresso nazionale dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom).

Sulla base dei risultati, l’Agenzia italiana del farmaco ha inserito regorafenib nella lista dei farmaci erogabili con procedura anticipata, ovvero a carico del Servizio Sanitario Nazionale nei casi in cui non vi sia un’alternativa terapeutica valida.

Negli ultimi quindici anni a livello europeo non si sono registrati nuovi farmaci efficaci per il trattamento del glioblastoma recidivato – spiega Stefania Gori, presidente Aiom – e la sopravvivenza mediana dei pazienti rimane inferiore a 2 anni, con percentuali di recidiva prossimi al 100% e opzioni terapeutiche molto limitate.