Cancro del colon, scoperte cellule ultraresistenti

Passo avanti per realizzare terapie più efficaci

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Un team di ricercatori dell’Istituto superiore di sanità ha scoperto l’esistenza di cellule dormienti ultraresistenti alle terapie in caso di cancro del colon.

La ricerca, pubblicata sul Journal of Experimental and Clinical Cancer Research, è firmata da Ann Zeuner e dai suoi colleghi del Dipartimento di oncologia e medicina molecolare dell’Iss.

«Cellule quiescenti o a ciclo lento sono state identificate in diversi tumori e sono state correlate alla resistenza alla terapia. Tuttavia, le caratteristiche delle popolazioni chemioresistenti e i fattori molecolari che collegano la quiescenza alla chemioresistenza, sono in gran parte sconosciuti», spiegano gli autori.

Cancro, l’intelligenza artificiale lo scopre in tempo reale

Più efficace della biopsia tradizionale nel rilevare i tumori cerebrali

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Potrebbe essere una vera e propria rivoluzione nel campo della chirurgia oncologica. Uno studio apparso su Nature Medicine segnala l’estrema efficacia di un nuovo sistema di diagnosi del cancro cerebrale basato sulla combinazione fra l’imaging ottico avanzato con un algoritmo di intelligenza artificiale.

La tecnica, nota come Stimulated Raman Histology (Srh), riesce a produrre una diagnosi intraoperatoria, ovvero in tempo reale durante un intervento chirurgico per l’asportazione di tessuto cerebrale che si sospetta canceroso.

Basandosi su 415 pazienti, gli scienziati della New York University hanno estrapolato 2,5 milioni di immagini che sono servite per l’addestramento di una rete neurale convoluzionale (Cnn). I tessuti sono stati divisi in 13 categorie istologiche che rappresentano i tumori più comuni: glioma maligno, meningioma, linfoma e altri.

Cancro del seno, la realtà virtuale può essere d’aiuto

Può ridurre ansia, cattivo umore ed effetti collaterali delle cure

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La realtà virtuale potrebbe aiutare le pazienti affette da cancro al seno. A dirlo è uno studio pubblicato sul Journal of Cellular Physiology da un team dell’Università La Sapienza di Roma, guidato da Andrea Chirico.

Il tumore al seno è la patologia oncologica più diffusa al mondo e causa stress, ansia, depressione, oltre a nausea e spossatezza per le cure chemioterapiche adottate.

«A causa degli effetti avversi le donne in cura per tumore del seno chiedono una riduzione delle dosi di chemioterapia o l’interruzione del trattamento nel 7-10% dei casi», spiega Chirico. «La realtà virtuale, contrastando gli effetti avversi, di fatto, potrebbe aumentare la sopravvivenza delle pazienti».

Mieloma multiplo, efficaci due farmaci

Bortezomib e lenalidomide mostrano risultati simili

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Non emergono differenze rilevanti dal confronto fra bortezomib e lenalidomide nel trattamento del mieloma multiplo. A riferirlo è uno studio pubblicato sul British Journal of Haematology da un team dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano.

«La sovrapposizione di efficacia tra i due farmaci rappresenta un elemento utile per la scelta della migliore terapia da offrire al paziente, dal momento che alcuni criteri quali il profilo di tossicità e la corretta sequenza dei farmaci hanno un ruolo decisivo nella scelta della terapia», afferma Vittorio Montefusco, primo autore dello studio.

Bortezomib e lenalidomide sono stati spesso utilizzati in combinazione con altre terapie, ma mai valutati in maniera comparativa, cosa che ha fatto questo studio che ha coinvolto 155 pazienti con età media di 63 anni.

Tumori gastrointestinali, efficace larotrectinib

Nei pazienti con tumore con fusione genica TRK

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Larotrectinib, terapia oncologica di precisione, in pazienti adulti con tumori gastrointestinali con fusione TRK ha dimostrato un tasso di risposta obiettiva (ORR) del 43%.

In questo sottogruppo di pazienti, la sopravvivenza globale mediana era pari a 33,4 mesi dopo 19 mesi di follow-up, la sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana era di 5,3 mesi e il tempo mediano alla risposta 1,9 mesi. Questi dati, che emergono da una nuova analisi, sono stati presentati in un poster al 2020 American Society of Clinical Oncology Gastrointestinal Cancers Symposium (ASCO GI), a San Francisco dal 23 al 25 gennaio.

Una proteina ferma il cancro al cervello

La Tau sembra ridurre l’aggressività dei gliomi

La proteina Tau, associata spesso all’insorgenza e alla diffusione del morbo di Alzheimer, sembra avere anche un effetto positivo. Secondo una ricerca pubblicata su Science Translational Medicine, la proteina ridurrebbe l’aggressività dei gliomi, rari tumori del cervello.

A scoprirlo è stato un team dell’Instituto de Salud Carlos III-UFIEC e del Centro de Biología Molecular “Severo Ochoa” (CSIC-UAM) di Madrid, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell’Università Francisco de Vitoria, del Dipartimento di Neurochirurgia presso l’Università del Michigan, dell’Istituto di Oncologia “Vall d’Hebron” di Barcellona e di numerosi altri istituti.

Gli scienziati, coordinati da Ricardo Gargini, sono arrivati a queste conclusioni dopo esperimenti su tessuto cerebrale umano in vitro e su modello murino.

Tumore del pancreas, nuova terapia con 4 farmaci

Disponibile lo schema chemioterapico PAXG

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A seguito dell’autorizzazione dell’AIFA, avvenuta lo scorso giugno, lo schema PAXG –innovativo trattamento dell’adenocarcinoma del pancreas borderline resecabile, localmente avanzato e metastatico – è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entra quindi nella pratica clinica.

La nuova combinazione di farmaci è in grado di raddoppiare la sopravvivenza a due anni dalla diagnosi, un risultato possibile grazie agli sforzi di ricerca coordinati dal dottor Michele Reni, direttore del Programma Strategico Clinico del Pancreas Center dell’Ospedale San Raffale di Milano.

Ogni anno in Italia circa 13.500 persone si ammalano di tumore al pancreas. Sebbene abbia un’incidenza relativamente bassa (appena il 3% di tutti i tumori maligni), la patologia rappresenta la quarta causa di morte per tumore in Italia.

Il gene HOPS regola p53 in caso di cancro

Scoperto nuovo meccanismo molecolare

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Importanti risultati nella ricerca scientifica condotta nell’ambito dello studio dei tumori.

Il team di ricercatori coordinato dal Prof. Giuseppe Servillo e dalla Dr.ssa Maria Agnese Della Fazia del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università di Perugia con la preziosa collaborazione di ricercatori dello stesso Dipartimento e dell’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, ha scoperto un nuovo meccanismo molecolare, controllato dalla proteina HOPS, molto rilevante nella regolazione della proteina p53.

I risultati della ricerca –spiega il Prof. Servillo – ottenuti grazie alla pluriennale collaborazione con il team del Prof. Paolo Puccetti e della Dr.ssa Silvia Soddu, sono fondamentali per l’ampliamento della conoscenza dei processi molecolari che si verificano durante lo sviluppo dei tumori.

Nuovo farmaco efficace contro il cancro

Riduce di due terzi le dimensioni della neoplasia

Un nuovo composto chimico sembra in grado di ridurre le dimensioni dei tumori di due terzi. A sintetizzarlo sono stati i ricercatori della City University di Hong Kong, che ne hanno pubblicato i dettagli sulla rivista Chem.

Si chiama forbiplatino ed è stato scoperto dal team guidato da Zhu Guangyu, professore associato presso il dipartimento di Chimica dell’ateneo cinese.

Il composto serve ad aumentare l’efficacia della chemioterapia, riducendo al contempo i danni indotti anche alle cellule sane durante il trattamento.
I risultati indicano che il farmaco riduce le dimensioni e il peso dei tumori rispettivamente del 67 e del 62 per cento in più rispetto a quelli trattati con oxaliplatino.

Dopo il trattamento, inoltre, gli organi delle cavie erano in condizioni buone, mentre diversi erano gli effetti collaterali a carico di quelli trattati con oxaliplatino.

Nuova terapia per il melanoma

Utile nei casi di tumore avanzato

L’Aifa ha appena approvato una nuova combinazione per il trattamento del melanoma. L’associazione dabrafenib/trametinib sarà disponibile per quei pazienti che scoprono il tumore in fase avanzata, non ancora in metastasi, ma che mostrano un rischio più alto di recidiva.
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I dati indicano una percentuale di sopravvivenza molto alta (98%) per i pazienti in stadio I e in stadio II (90%), quando la neoplasia è presente solo sulla cute. Se il melanoma tocca i linfonodi le cose cominciano a cambiare. Allo stadio III – più o meno il 15% di tutte le nuove diagnosi – il rischio di recidiva è molto alto dopo la resezione chirurgica e la prognosi significativamente peggiore.

Oggi, grazie alla diagnosi precoce e ai progressi della ricerca scientifica possiamo dire di aver riscritto la storia di questa malattia – dice Paola Queirolo, direttore della Divisione Melanoma, Sarcoma e Tumori rari.