Nuovo strumento di diagnosi per i sarcomi

Piattaforma che individua rapidamente anomalie genetiche

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C’è uno strumento nuovo in oncologia per il corretto inquadramento diagnostico dei sarcomi ed il miglioramento terapeutico complessivo.

È la piattaforma condivisa tra i laboratori degli IRCCS che aderiscono ad ALLEANZA CONTRO IL CANCRO – la Rete Oncologica Nazionale fondata dal MINISTERO DELLA SALUTE – creata per identificare, mediante approcci di sequenziamento del genoma di ultima generazione (NGS), alterazioni la cui individuazione risulta fondamentale per il corretto inquadramento della patologia.

A perfezionarla, il Working Group Sarcomi che per questo studio specifico si è avvalso del coordinamento scientifico dell’IFO-Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma (IRE) e del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano (CRO). Le risultanze del lavoro sono state pubblicate dalla rivista Frontiers Oncology.

Melanoma, la proteina che nasconde il tumore

BCL2 si serve del sistema immunitario per far crescere il cancro

Il mondo è concentrato a frenare l’avanzare dell’epidemia Covid-19 causata dal virus SARS-CoV-2. Ma la ricerca contro il cancro non si ferma e, anche in questo momento, silenziosamente, raggiunge traguardi importanti.

C’è una malattia che continua ad avanzare nel mondo e la cui incidenza negli ultimi 10 anni aumenta progressivamente: il melanoma. Novità interessanti sulla lotta al tumore arrivano dall’Istituto Tumori Regina Elena.

Uno studio condotto dal gruppo diretto da Donatella Del Bufalo ha dimostrato che le cellule di melanoma attivano vie metaboliche particolari che sono in grado di attrarre cellule del sistema immunitario, i macrofagi, e di “educarli” a favorire la crescita e l’aggressività del tumore stesso. I risultati, ottenuti in collaborazione l’Università del Piemonte Orientale di Novara, sono pubblicati sul Journal for ImmunoTherapy of Cancer (JITC).

Covid-19, allo studio due farmaci per la prostata

Forse efficaci nel controllo dell’infezione

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Tra i farmaci che potrebbero aiutare i medici a contenere il nuovo coronavirus e Covid-19, la malattia che ne consegue, ci sono anche due molecole utilizzate per la cura della prostata. Saverio Cinieri – presidente di Aiom – illustra all’Adnkronos un progetto Aiom dal quale si aspettano informazioni importanti nei prossimi mesi.

Si preannunciano infatti dati inediti “sul rapporto fra tumori e Covid-19, ma anche fra terapie anticancro e malattia da Sars-CoV-2”.

Fra i composti più interessanti in tal senso ce ne sono due citati dal farmacologo Andrea Alimonti, docente presso l’Università di Padova: uno è camostat, inibitore della proteasi in fase di sperimentazione per il trattamento del tumore della prostata, mentre l’altro è la bromexina, già in commercio e utilizzata sia come antitosse che come trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna.

Covid-19, il trapianto non è un fattore di rischio

Studio italiano su pazienti trapiantati al fegato

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Un team dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha pubblicato su Lancet Gastroenterology & Hepatology un’analisi dell’effetto di Covid-19 su pazienti trapiantati.

Chi subisce un trapianto deve assumere farmaci immunosoppressori per scongiurare la reazione dell’organismo nei confronti del nuovo organo. La conseguenza è un indebolimento delle difese immunitarie e quindi una maggiore suscettibilità alle malattie infettive.

Il team italiano ha però evidenziato come nel caso di Covid-19, la condizione scaturita dall’infezione da nuovo coronavirus, l’immunosoppressione non paia essere un fattore di rischio.

Stando all’analisi delle epatologhe Sherrie Bhoori e Roberta Rossi, il decorso peggiore della malattia si verifica in pazienti che a distanza dal trapianto hanno mantenuto stili di vita poco sani, ad esempio non controllando il peso o evitando l’esercizio fisico.

Melanoma, nuova associazione per curarlo

Encorafenib e binimetinib riducono i rischi di progressione della malattia

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L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato la rimborsabilità di encorafenib in associazione con binimetinib nei pazienti con melanoma inoperabile o metastatico con mutazione del gene BRAFV600.

Nel nostro Paese circa 1.000 persone ogni anno potranno beneficiare di questa nuova terapia mirata, che ha proprietà farmacologiche innovative e peculiari. È infatti in grado di migliorare la sopravvivenza globale e la sopravvivenza libera da progressione, con un buon profilo di sicurezza e tollerabilità.

L’incidenza del melanoma, un tumore della pelle particolarmente aggressivo in fase metastatica, è raddoppiata nell’ultimo decennio – afferma il prof. Paolo Ascierto, Direttore del Dipartimento di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione ‘Pascale’ di Napoli.

La super biopsia liquida scova 50 tumori

Anche alcuni di difficile diagnosi prima che compaiano i sintomi

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Una vera e propria rivoluzione quella annunciata sulle pagine di Annals of Oncology da Michael Seiden, amministratore delegato dell’azienda americana US Oncology. I ricercatori dell’azienda avrebbero messo a punto un test del sangue in grado di diagnosticare ben 50 tipi diversi di cancro prima che compaiano i sintomi, fra cui 12 dei più aggressivi e difficili da diagnosticare e curare come il cancro del pancreas.

Il test utilizza l’analisi del Dna tumorale circolante nel sangue effettuata grazie all’intelligenza artificiale. Dopo essere stato sviluppato su campioni di sangue di 1500 persone con tumori non trattati e 1500 pazienti sani, il team ha testato le capacità del software su altri 650 campioni di sangue di soggetti oncologici e 610 di soggetti sani di controllo. La specificità del sistema è stata sorprendente, il 99,3%.

Geni Brca, meglio asportare il seno o la sorveglianza?

Uno studio fa luce sulla variante che può causare il cancro del seno

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Nella gran parte dei casi, il tumore del seno non è letale, ma può essere efficacemente curato se individuato precocemente.

Esiste tuttavia una percentuale di tumori – circa il 7% – legati a una variante dei geni BRCA-1 e BRCA-2 (quelli divenuti famosi per la scelta dell’attrice Angelina Jolie di asportare il seno) che causa un aumento del rischio di cancro al seno del 12% in media. In questi casi, inoltre, i tumori sono più difficilmente trattabili.

A una donna che presenta una mutazione di questo tipo vengono offerte due opzioni: la mastectomia bilaterale o una sorveglianza attiva fatta da visite, ecografie e mammografie a distanza ravvicinata. Le statistiche finora avevano evidenziato un vantaggio, in termini di sopravvivenza, per le donne che decidevano di sottoporsi all’operazione rispetto a quelle che optavano per la vigile attesa.