Covid, primo caso di trasmissione da animale a uomo


Un gatto ha infettato una veterinaria

Viene dalla Thailandia la conferma del primo caso di trasmissione di Sars-CoV-2 da un gatto a un essere umano.
Il caso è descritto sulle pagine di Emerging Infectious Diseases da Sarunyou Chusri, ricercatore di malattie infettive e medico alla Prince of Songkla University di Hat Yai, nel sud della Thailandia.
Un padre e un figlio positivi a Covid sono stati trasferiti in un reparto dell’Ospedale dell’ateneo tailandese. È risultato positivo al virus anche il loro gatto che, durante il tampone, ha starnutito di fronte a una veterinaria che indossava la mascherina ma non la protezione per gli occhi.
Dopo 3 giorni la veterinaria ha accusato febbre, raffreddore e tosse, ma nessuno dei suoi contatti stretti è risultato positivo, suggerendo quindi l’ipotesi che la responsabilità fosse del gatto. L’analisi genetica ha confermato la condivisione della stessa variante virale fra veterinaria …  (Continua) leggi la 2° pagina

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Covid e rischio di depressione


Chi si infetta ha maggiori probabilità di sviluppare una sindrome depressiva

I pazienti affetti da COVID-19 anche dopo guarigione presentano sintomi depressivi in maniera significativamente maggiore rispetto ai soggetti sani, e mostrano una ridotta connettività funzionale locale nella corteccia temporo-parietale.
Questo quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica «Journal of Affective Disorders» condotto da un team di ricercatori coordinato dal prof Fabio Sambataro, Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova.
Oltre alle note manifestazioni sistemiche, il COVID-19 può anche provocare sintomi
neuropsichiatrici quali depressione, ansia, fatica mentale, disturbi del sonno e disturbi associati allo stress. Tali sintomi sono verosimilmente associati agli effetti a livello neuronale del virus o ai trattamenti messi in atto, ma possono anche derivare dai fattori psicosociali associati all’infezione del virus, come ad esempio il …  (Continua) leggi la 2° pagina

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Ecco come Zika danneggia il cervello dei nascituri

Identificato un nuovo meccanismo dell’infezione

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Un nuovo studio ha rivelato i meccanismi attraverso i quali il virus Zika, trasmesso dalla puntura di zanzare infette, può danneggiare lo sviluppo cerebrale dei nascituri. La scoperta arriva da una ricerca condotta all’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-In) e all’Università di Pisa e pubblicata sulla rivista Stem Cell Reports.
La sindrome congenita da Zika è stata descritta per la prima volta nel 2015 in Brasile in alcuni neonati le cui madri avevano contratto l’infezione in gravidanza. Durante il periodo di gestazione, il virus Zika aveva infatti oltrepassato la barriera placentare causando gravi lesioni al sistema nervoso centrale dei nascituri, fra cui la microcefalia e altre patologie dello sviluppo cerebrale.
Per capire come il virus Zika possa provocare queste alterazioni, i ricercatori hanno utilizzato un sistema innovativo di cellule staminali …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Cos’è la Sindrome di Ramsay Hunt

Sintomi, cura e prevenzione

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La sindrome di Ramsay Hunt, nota anche come herpes zoster oticus, è diventata famosa per essere la malattia di cui soffre Justin Bieber, ma di cosa si tratta esattamente?
La malattia si manifesta con disturbi di carattere neurologico ed è causata dalla riattivazione dell’Herpes Zoster, lo stesso virus che causa la varicella.
“Si tratta di una condizione curabile, ma è importante diagnosticarla e trattarla precocemente per evitare importanti sequele che richiedono poi un lungo periodo di riabilitazione”, spiega la professoressa Antonella Castagna, primario dell’Unità di Malattie Infettive dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e ordinaria presso l’Università Vita-Salute San Raffaele. Facciamo il punto con l’esperta.
L’herpes Zoster è un virus che rimane dormiente in coloro che hanno avuto la varicella e che, in seguito a un indebolimento del sistema immunitario o, nell’anziano, per la …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Ramsay, Zoster, herpes,

Covid-19, efficaci monoclonali e antivirali

Anche contro le nuove sottovarianti di Omicron

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I mesi estivi stanno portando un costante abbassamento dei casi di contagio e a un’abolizione quasi completa delle misure di contenimento della pandemia. Segno di un passaggio alla convivenza con il virus, ma non della sua scomparsa. Una sua possibile recrudescenza nel prossimo autunno rende fondamentale avere degli strumenti terapeutici efficaci da poter utilizzare per prevenire nei soggetti fragili un peggior decorso dell’infezione da SARS-CoV-2. Proprio per questo diventa necessario affrontare gli aggiornamenti di anticorpi monoclonali e antivirali diretti oggi disponibili.
Gli anticorpi monoclonali sono molecole prodotte in laboratorio modificando gli anticorpi prodotti in riposta all’infezione naturale. La selezione avviene sulla base dell’affinità di legame fra l’anticorpo e la proteina spike che il virus utilizza come chiave per entrare nelle cellule. L’anticorpo blocca l’ingresso …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | coronavirus, influenza, pandemia,

Vaiolo delle scimmie, il punto della situazione

Gli elementi su cui concordano i ricercatori

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La nuova epidemia di vaiolo delle scimmie sta pian piano conquistando l’attenzione della comunità medica internazionale. I primi dubbi riguardano l’origine del virus: i ricercatori hanno sequenziato i genomi virali raccolti da persone infettate dal virus e provenienti da diversi paesi.
Le sequenze sono molto simili a un ceppo virale identificato in Africa orientale, che mostra un tasso di mortalità inferiore all’1%, molto più basso del 10% fatto registrare dal ceppo attivo in Africa centrale.
È probabile che i casi registrati in Europa derivino tutti da un singolo caso iniziale che ha avuto contatti diretti con un animale o un uomo infettati in Africa. L’ipotesi che il virus fosse in circolazione da tempo è meno plausibile dal momento che la malattia causa lesioni evidenti che sarebbero state riconosciute dai medici.
Alcuni paesi occidentali hanno già deciso di avviare una campagna …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | vaiolo, scimmie, virus,

Covid, gli estrogeni riducono la mortalità

Meno probabilità di complicazioni per le donne

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Uno studio pubblicato su Family Practice segnala la possibilità 1,7 volte superiore degli uomini di morire per complicazioni dovute a Covid-19. Studi precedenti hanno già mostrato come nel genere femminile le risposte immunitarie alle infezioni virali siano più rapide e più ampie rispetto agli uomini.
«Sebbene la ragione di questa differenza di genere resti per ora sconosciuta, dati recenti suggeriscono che gli estrogeni possono ridurre la gravità della malattia Covid-19», afferma Christopher Wilcox, esperto di cure primarie all’Università di Southampton nel Regno Unito e coautore dell’articolo, che assieme ai colleghi ha studiato l’associazione tra la mortalità delle donne infettate dal virus SARS-CoV-2 e la terapia ormonale sostitutiva oppure l’uso combinato di contraccettivi orali contenenti estrogeni.
I ricercatori hanno analizzato le cartelle cliniche conservate nell’archivio …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Covid, estrogeni, donne,

Covid, nuovo anticorpo abbatte il rischio

Una singola dose offre una protezione duratura

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I pazienti fragili devono essere protetti contro il Covid-19, anche grazie alla prima opzione farmacologica che consente di prevenire i sintomi del virus diversa dai vaccini: una combinazione di anticorpi monoclonali.
Si fa riferimento a persone, in particolare quelle con sistema immunitario compromesso, che potrebbero non sviluppare una risposta adeguata ai vaccini contro il virus. Inoltre, in caso di infezione, sono a maggior rischio di esiti negativi da Covid-19, perché la loro capacità naturale di combattere gli agenti patogeni è più bassa. In Italia, dallo scorso febbraio, è disponibile una combinazione di anticorpi monoclonali a lunga emivita che ha dimostrato di ridurre dell’83% il rischio di sviluppare la malattia in forma sintomatica, con una protezione che continua per almeno sei mesi dopo una sola dose. Si riscontrano però differenze regionali nell’accesso dei pazienti a …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | Covid, anticorpo, rischi,

L’alopecia da Covid

Un terzo dei pazienti subisce una significativa perdita di capelli

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Tra i tanti problemi causati dal Covid-19 ce n’è uno che, nelle fasi acute della malattia, quando si è tutti presi dalle complicanze respiratorie o di altra natura, può passare inosservato. Sta però emergendo chiaramente che il Covid-19 dà molto spesso problemi di perdita di capelli, addirittura una persona su tre di quelle che hanno contratto il virus presenta una perdita di capelli e soffre di una forma più o meno grave di alopecia, a distanza di due–tre mesi dall’infezione.
Il Covid può provocare un massivo rilascio di citochine proinfiammatorie, che induce non solo una cospicua caduta di capelli (telogen effluvium), ma anche un’infiammazione che, in alcuni casi, può portare ad una fibrosi del cuoio capelluto. A questo va sommato, come importante causa di perdita di capelli, lo stress causato dal cambiamento delle abitudini di vita, la paura di ammalarsi, l’isolamento, magari anche la …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

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Epatiti infantili, forse un mix di Covid e adenovirus

Studio ipotizza la compresenza dei due virus

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Una combinazione di Adenovirus e Sars-CoV-2. Potrebbe essere questa la causa alla base delle epatiti acute di origine sconosciuta segnalate nei bambini di mezzo mondo. L’ipotesi è stata avanzata dagli immunologi Petter Brodin e Moshe Arditi in un articolo pubblicato su ‘The Lancet’ dal titolo ‘Epatite acuta grave nei bambini: indagare sui superantigeni Sars-CoV-2’.
“Ipotizziamo che i casi di epatite acuta grave segnalati di recente nei bambini potrebbero essere una conseguenza dell’infezione da Adenovirus con trofismo intestinale nei bambini in precedenza infettati da Sars-CoV-2 e portatori di serbatoi virali”, scrivono i ricercatori.
Nello specifico gli autori dell’articolo spiegano che “l’infezione da Sars-CoV-2 può provocare la formazione di un serbatoio virale e la persistenza del virus nel tratto gastrointestinale può portare al rilascio ripetuto di proteine virali attraverso …  (Continua) leggi la 2° pagina articolo di salute altra pagina

Keywords | epatite, Covid, transaminasi,