Kefir

Curiosità, informazioni, consigli per l’utilizzo di un alimento straordinario e tante gustose ricette sono tutte cose da scoprire nel nuovo libro di Liana Zorzi, sociologa e giornalista scientifica, direttrice di Sani per Scelta, che stavolta ci porta a conoscere il kefir. Il kefir, noto anche come “bevanda fermentata” o “latte fermentato”, è un superfood antichissimo, entrato a far parte della dieta dei nostri antenati circa 2000 anni fa. Considerato un elisir di lunga vita, il kefir è ricchissimo di probiotici, microrganismi amici della nostra salute, vitamine, proteine derivanti dal latte, sali minerali, come il calcio, ed enzimi.  Il kefir è un alimento capace di cambiare completamente il modo in cui ci sentiamo, aumentando il nostro benessere. Consumato con regolarità, ha così tanti benefici per la salute che vale la pena provarlo e inserirlo nella nostra dieta, specie oggi che possiamo acquistarlo già pronto e portarlo sempre con noi. 

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L’articolo Kefir proviene da Sani per Scelta.

Salute del cuore associata a variazioni della pressione

Maggiori rischi se la variabilità è significativa

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Nei giovani adulti, la variabilità della pressione arteriosa è un parametro per la valutazione del rischio di malattia cardiovascolare più avanti nel corso della vita.

Lo spiega uno studio della Duke University di Durham firmato da Yuichiro Yano, che spiega:

«Studi precedenti hanno mostrato che una variabilità della pressione da visita a visita e un elevato tasso di variazione nella pressione sanguigna nel tempo sono associati a un rischio aumentato di malattia cardiovascolare, indipendentemente dai valori medi della pressione».

Il team diretto da Yano ha valutato un campione di 3.394 afroamericani e bianchi che hanno partecipato allo studio Coronary Artery Risk Development in Young Adults (Cardia).

I modelli di pressione sanguigna sistolica (Sbp) sono stati misurati all’anno 0 (basale) e 2, 5, 7 e 10 anni dopo il basale.

Parkinson, nuova possibile terapia

Scoperta nuova interazione tra recettori delle cellule nervose

Una delle armi principali nella terapia della malattia di Parkinson è la levodopa (L-Dopa), capace di contrastare i tremori e le altre manifestazioni della patologia derivate dalla carenza di dopamina in una particolare area del cervello.

Ma con il passare del tempo questo farmaco provoca effetti collaterali crescenti, principalmente movimenti involontari (discinesie) che peggiorano notevolmente la qualità di vita del paziente. Ora una ricerca nata dalla collaborazione tra il Laboratorio di Neurofarmacologia dell’I.R.C.C.S.

Neuromed di Pozzilli, l’Università svedese di Lund, l’INSERM di Montpellier in Francia, l’Università Sapienza di Roma e l’UCB Pharma in Belgio, apre una strada innovativa verso la possibilità di annullare questi effetti collaterali.

Occhio secco, malattia complessa

Difficile da superare anche per colpa di abitudini errate

Quella dell’occhio secco è una condizione difficile da trattare perché complessa e tendente all’auto-mantenimento. Si crea cioè una specie di circolo vizioso dal quale è difficile uscire.

Una secrezione inadeguata di lacrime comporta instabilità e iperosmolarità del film lacrimale, il che a sua volta danneggia l’epitelio corneo-congiuntivale.

I danni indotti all’epitelio mettono in moto meccanismi infiammatori sulla superficie oculare e il rilascio di mediatori dell’infiammazione lacrimale.

I fattori di rischio per la malattia sono di carattere sia generale che particolare. Fra i primi, età avanzata, sesso femminile, menopausa, disfunzioni ormonali, chemioterapia, diabete, malattie autoimmuni, allergie, epatite C, deficit di vitamina A.

Mangi troppo? Ecco perchè non dovresti farne un dramma

Non fraintendeteci: se mangi troppo ogni giorno e vivi una vita particolarmente sedentaria  le conseguenze possono essere fatali. Mangiare troppo, rispetto a quello che è il reale fabbisogno, è dunque una cattiva abitudine che, perfino per coloro che sono abbastanza attivi nel corso delle 24h, può  avere conseguenze pericolose per la salute.

Detto questo quando parliamo di mangiare troppo ci riferiamo ad un caso ben diverso, ovvero tutte quelle volte che ci capita sporadicamente di esagerare con il cibo. Diciamoci la verità, la perfezione non esiste, quindi perchè farsi sopraffare da stress e ansia quando ci si approccia al cibo?

Il nostro punto di vista è quello di prenderla sempre con molta filosofia, non è certo un pranzo o una cena a mettere il bastone tra le ruote ad un percorso di sana e corretta alimentazione e allenamento in palestra.

Ecco quindi 3 motivi per cui se mangi troppo non dovresti farne un dramma.

Per prima cosa nessuno è perfetto. Essere alla ricerca della perfezione non è necessariamente un male, ma come spesso capita diventa un’ossessione. Nel caso dell’alimentazione, ancor di più non dovresti assolutamente pensare che c’è un unico e solo modo di mangiare. Ogni corpo è diverso e in quanto tale va approcciato, stando sempre attente ai segnali che manda. Inoltre quando si intraprende un percorso alimentare per cambiare abitudini, qualsiasi sia la ragione, è sempre bene cercare il supporto di un esperto.

Quando il cibo è particolarmente buono è facile farsi prendere la mano. Facilissimo, in Italia, imbattersi in cibo o alimenti particolarmente succulenti e deliziosi e per tanto farsi prendere un po’ la mano, ogni tanto. Ma proprio per questo motivo, è fondamentale non farne un dramma se una tantum aggiungi un piccolo dolcino a fine pasto. L’importante è non farla diventare un’abitudine.

Natale, compleanni, festeggiamenti vari sono una vera e propria tentazione. Dal nostro punto di vista è sempre importante sottolineare il ruolo che ha la consapevolezza nell’approccio al cibo. Ricorda che puoi sempre scegliere se cedere alla tentazione o meno, ma soprattutto non farne un dramma immediatamente dopo.

Gli anni passano, i chili aumentano

Con l’età adulta diventa più difficile restare in forma

Due studi dell’Università di Cambridge pubblicati su Obesity Reviews certificano quello che in maniera empirica molti di noi già sapevano. Con il passare degli anni, infatti, aumenta il peso corporeo e si riduce l’attività fisica.

Grazie alle revisioni effettuate, i ricercatori hanno osservato come nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta si compia una trasformazione fisica cui è difficile porre un freno.

L’aumento del grasso corporeo è legato a cambiamenti strutturali nell’alimentazione e nei livelli di attività fisica, dovuti all’inizio della vita professionale, alla contrazione del tempo libero a disposizione, all’arrivo di relazioni stabili e di figli.

La prima revisione si è basata su 19 studi, dai quali è emerso che la fine della scuola superiore si associava a una diminuzione dell’attività fisica in media di 7 minuti al giorno.

Bronchiolite, cos’è e come si cura

Un’infezione molto frequente che colpisce il sistema respiratorio

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La bronchiolite è un’infezione virale acuta che colpisce il sistema respiratorio dei bambini di età inferiore a un anno con maggiore prevalenza nei primi 6 mesi di vita e maggiore incidenza tra novembre e marzo.

L’agente infettivo più coinvolto (nel 75% circa dei casi) è il virus respiratorio sinciziale (VRS) ma anche altri virus possono esserne la causa (metapneumovirus, coronavirus, rinovirus, adenovirus, virus influenzali e parainfluenzali). L’infezione è secondaria a una trasmissione che avviene primariamente per contatto diretto con le secrezioni infette.

La fase di contagio dura tipicamente da 6 a 10 giorni. L’infezione interessa bronchi e bronchioli innescando un processo infiammatorio, aumento della produzione di muco e ostruzione delle vie aeree con possibile comparsa di difficoltà respiratoria.

Motivazione per allenarsi. I consigli della fitspo.

Gennaio porta sempre un po’ di malinconia, e con la malinconia arriva anche la pigrizia, la poca voglia di andare in palestra ad allenarsi e il continuare a mangiare male. Per riuscire ad abbattere questo trend autodistruttivo, tipico dei mesi invernali e dei primi dell’anno e ritrovare la motivazione per allenarsi , devi solamente leggere tutto d’un fiato questo articolo.

La fitspo svedese, Linn Lowes, famosa per il suo lato B curvy e per la sua storia da vera strong woman, ha pubblicato il mese scorso, un post sul suo profilo Instagram, che può essere la molla giusta per farti scattare la voglia di tornare in palestra e mettercela tutta per riprendere i tuoi allenamenti e raggiungere i tuoi obiettivi.

 

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LETS TALK MOTIVATION – The one thing that comes and goes. ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ✨ My motivation for training has changed soo much during these years. From wanting to lose weight, to gain glutes, to look good, to feel good, to age better, to be able to run 10k, to be able to do chin-ups, to chase endorphins. I’m not regretting having any of these as motivation cuz they kept me going. Not one single time have I regretted starting to train. Today I need it to feel happy & healthy! ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ✨ Your motivation will also come and go. And it’s OK to take days off! But I can promise you that you’ll never regret a workout. The endorphins will leave you happy, energetic and motivated for your next sess! Break a low motivation strike with a workout even tho you don’t feel like it! ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ✨ Set up short and long term goals during your journey. Example performance based goals such as doing a PR or be able to do an exercise you haven’t been able to do from start. ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ✨ Make sure you allow yourself to take a rest when you feel like it! Nothing will happen with your physical progress from taking a few days off. Don’t let it stress you! ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ✨ Be kind to yourself. Small progress is still progress. LOVE YALLLLL 💛

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Motivazione per allenarsi. I consigli della fitspo.

Quando si parla di motivazione per allenarsi è importante capire che gli obiettivi giocano un ruolo fondamentale. Non è così fuori dal comune modificarli ogni due per tre, dal voler perdere peso, al semplice volersi piacere in costume, fino all’obiettivo di correre per 10 km, cambiare idea o scegliere un obiettivo diverso a seconda dei periodi, non è assolutamente un male. Anzi. Il pensiero del raggiungimento di ognuno di questi obiettivi, ha contribuito sicuramente ad alimentare la tua motivazione per allenarti, dandoti la carica per essere felice e vivere una vita sana.

E’ altrettanto comune il fatto di essere motivate a fasi alterne, ed è normale prendere delle pause dall’allenamento. Tuttavia devi sempre tenere a mente, che difficilmente ti pentirai di esserti allenata: vuoi mettere la sensazione di benessere, l’energia che ti scorre dentro e la determinazione che rifiorisce all’improvviso? Cerca quindi di interrompere il circolo vizioso della poca motivazione ad allenarti, con un allenamento anche se non te la senti particolarmente.

Mai strafare sia durante l’allenamento che nel determinare i tuoi obiettivi. Cerca di impostare dei piccoli obiettivi giornalieri che possono portarti al raggiungimento del tuo obiettivo finale.

Non prendertela troppo con te stessa se il tuo corpo decide che è ora di prendersi una pausa, piuttosto, sii sempre gentile con te stessa.

La carie non ha età

Già a 2 anni molti bambini vengono colpiti

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La carie colpisce anche bambini piccolissimi. Il 3% di quelli fino ai 2 anni e il 6% dei bambini fra i 2 e i 3 anni. La percentuale continua a crescere negli anni successivi, arrivando al 15% fra i 5 e i 6 anni. Di chi è la colpa?

Di certo, i genitori sono poco propensi a lavorare sulla salute orale del bambino, spesso sottovalutata nei primi anni perché ritenuta difficile da perseguire e sostanzialmente inutile (“Tanto i denti da latte durano solo qualche anno”, dicono in molti).

Parte della responsabilità è da attribuire però anche ai pediatri, che molto di rado consigliano una visita dal dentista nei primi anni di vita.

Depressione, l’interazione gene-ambiente

Nuovo studio punta ad analizzare nuovi meccanismi di insorgenza

La depressione è una patologia multifattoriale, dovuta sia a una componente genetica che ambientale. Per quanto riguarda i fattori ambientali, recenti studi hanno suggerito come i traumi infantili possano favorire l’insorgere di questa patologia psichiatrica.

Partendo da qui, Nadia Cattane, ricercatrice presso il laboratorio di Psichiatria Biologica dell’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, studierà per due anni i meccanismi di interazione gene-ambiente nello sviluppo della depressione, in seguito a un’esposizione dell’individuo a eventi stressanti e traumatici nei primi anni di vita, analizzando in particolare come i traumi infantili possano agire sul gene FoxO1, che è un gene coinvolto nei processi infiammatori.

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